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lunedì 11 novembre 2013

Card. Scola a Mosca, l'ecumenismo cresce anche nell'incontro tra i fedeli

da www.asianews.it

Il dialogo ecumenico condotto "a livello del popolo" e non solo nelle commissioni, ma anche il rapporto con l'islam e la difesa dei valori cristiani al centro della visita dell'arcivescovo di Milano al Patriarca di Mosca. Sull'imminente visita di Putin al Papa: "Molto contento, Russia punto di riferimento fondamentale in nuovo ordine mondiale".


Mosca (AsiaNews) - Ci saranno prima di tutto la "vita degli ortodossi nella diocesi di Milano", ma probabilmente anche il "lavoro comune nel dialogo con l'islam" e la tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente al centro domani, 12 novembre, della "visita di cortesia" dell'arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, al Patriarca di Mosca, Kirill. Lo ha raccontato alla stampa lo stesso porporato, ieri, nel primo dei suoi tre giorni di visita a Mosca, su invito dell'arcivescovo della Madre di Dio, mons. Paolo Pezzi. Una visita che, nonostante "non sia legata" all'imminente udienza del presidente russo, Vladimir Putin, col Papa - come ha tenuto a sottolineare lo stesso Scola - si inquadra comunque in un periodo di fitti scambi tra le due Chiese.  In questi giorni il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, è a Roma per incontrare papa Bergoglio e presentare il libro "Verbo di Dio e parola dell'uomo", con interventi del filologo russo Serghei Averintsev. A fine mese, poi, è atteso a Mosca, il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia, che interverrà a un convegno organizzato dagli ortodossi, proprio sul tema della famiglia.
"La visita di cortesia che farò al Patriarca - ha spiegato Scola - ha come scopo raccontare la modalità con cui i fedeli ortodossi vivono a Milano e celebrano la divina liturgia, come noi ci rapportiamo a loro dando delle chiese dove possano celebrare e vivendo un rapporto di grande fraternità". A suo dire è proprio su questo "livello del popolo", che si compie il più efficace dialogo ecumenico. "Sono importanti le commissioni dottrinali e teologiche e l'impegno su temi comuni alle due Chiese come famiglia, giustizia, vita - ha spiegato, definendo "costruttiva" la presenza degli ortodossi nella diocesi di Milano - ma ora abbiamo un'occasione in più: quella che i fedeli si incontrino e che condividano la bellezza, la bontà e la verità dell'incontro con il Signore". "Credo che, negli ultimi 30-40 anni, da parte di tutte le confessioni cristiane ci sia la ferma convinzione dell'indispensabilità del dialogo ecumenico, favorito anche dall'attuale mescolamento di culture", ha osservato il cardinale, che non si è sbilanciato sulla possibilità di un incontro tra il Pontefice e il Patriarca di Mosca, atteso da tempo. "Non sono un indovino", ha scherzato, per poi aggiungere, citando il Vangelo di San Giovanni: "Una cosa è chiara, come disse Gesù: 'Che siano una sola cosa perché il mondo creda'". "La prospettiva dell'unificazione - ha così fatto notare, parlando in una conferenza stampa prima del suo intervento al convegno ""Identità, alterità, universalità" presso l'Università ortodossa San Giovanni Crisostomo - non può non essere nel cuore di ogni fedele cristiano".
Per molti esperti, non è scontato che la visita di Putin a papa Francesco possa facilitare l'avvicinamento tra le due Chiese sorelle. Anzi, non è chiaro se l'udienza in Vaticano - ancora non confermata ufficialmente dal Cremlino - sia stata programma in sintonia con il Patriarcato moscovita, che ancora non ha commentato il possibile significato di tale incontro. Di certo, papa Francesco e il capo di Stato russo parleranno di Medio Oriente e difesa dei cristiani nella regione, temi che li hanno visti già uniti nella battaglia per una soluzione politica e diplomatica alla crisi siriana. Il card. Scola si è detto "molto contento" della prospettiva, definendo Putin come "un punto di riferimento fondamentale per l'edificazione di  un nuovo ordine mondiale".
Impegnato con la Fondazione Oasis in prima persona nel dialogo interreligioso, Scola non ha poi escluso che di rapporto con l'islam possa parlare anche con Kirill. In Russia vivono 20 milioni di musulmani e il Paese si sta sempre più proponendo come ponte tra Oriente e Occidente sullo scacchiere internazionale. "Non so come si svilupperà l'incontro con il Patriarca - ha raccontato l'arcivescovo di Milano - certamente il dialogo con l'islam è un tema comune molto importante e io ho trovato sempre molta sensibilità da parte ortodossa e molta consapevolezza della decisività di questa questione per il futuro non solo dell'Europa, ma del mondo intero". "Il problema numero uno non è il dialogo interreligioso, ma quello di una conoscenza reciproca di fronte a un'attuale ignoranza da entrambe le parti", ha poi concluso. (M.A.)

mercoledì 6 novembre 2013

Mosca pensa al ministero per le relazioni inter-etniche, mentre aumenta la xenofobia

da www.asianews.it

di Nina Achmatova
Secondo i media russi, il Cremlino studia come tenere sotto controllo l'escalation di tensione che serpeggia nella società e venuta alla luce, di nuovo, nel Giorno dell'unità nazionale il 4 novembre. Un dicastero con tali funzioni era stato istituto per la prima volta nel 1917, sotto la guida di Stalin.


Mosca (AsiaNews) - All'indomani di centinaia di fermi in tutta la Russia, seguiti alle numerose manifestazioni nazionaliste che si tengono ogni 4 novembre (Giorno dell'unità nazionale), sono iniziate a circolare voci sulla possibile istituzione di un "ministero delle Relazioni inter-etniche", che si occupi di tenere sotto controllo la crescente tensione nel Paese.
La tradizionale 'Marcia russa', organizzata dai gruppi di estrema destra in diverse città della Federazione - e a cui ha partecipato fino all'anno scorso anche il leader dell'opposizione Alexei Navalny - a Mosca ha attirato in modo particolare l'attenzione delle forze dell'ordine, dopo che a ottobre una manifestazione anti-immigrati è finita in violenti scontri nel quartiere periferico di Biryulyovo. In tutto il Paese, i fermi per diverse infrazioni sono stati circa 200.
L'insofferenza verso gli immigrati, soprattutto dall'Asia centrale, sfocia spesso in azioni estreme. Potrebbe avere come movente la xenofobia, per esempio, il duplice omicidio di un cittadino uzbeko e di un kirghizo, trovati morti accoltellati, il 5 novembre a San Pietroburgo. La polizia non conferma, ma anche nella capitale russa della cultura il sentimento anti-immigrati è molto diffuso e nel Giorno dell'unità nazionale ha portato anche ad alcuni raid da parte di gruppi estremisti contro mercati cittadini, dove lavorano diversi migranti.
Le relazioni tra le numerose etnie che vivono nell'immenso spazio russo hanno conquistato, negli anni, un posto di primo piano nell'agenda politica, con le autorità impegnate a studiare misure più severe per regolare i flussi migratori e assecondare le richieste dell'elettorato per maggiori controlli. Secondo il quotidiano Kommersant, che cita fonti del Cremlino e del governo, il dipartimento del ministero per lo Sviluppo regionale responsabile delle relazioni interconfessionali ed inter-etniche assumerà presto un ruolo primario all'interno delle attività del dicastero. "Di fatto si tratta di restituire il ministero per le Politiche etniche e migratorie", hanno spiegato le fonti. Dal dicastero, come scrive il The Moscow Times, ci si limita a sottolineare che finora non ci sono stati decreti o istruzioni dal Gabinetto che prevedano una trasformazione in questo senso. A quanto riporta Kommersant, inoltre, l'idea è anche quella di nominare in ogni regione un vicegovernatore che si occupi in modo specifico della questione.
Il dicastero per le Relazioni inter-etniche fu istituito per la prima volta nel 1917, con l'escalation di tensioni tra le varie etnie, durante il collasso dell'Impero zarista. Il suo primo e unico capo fu Josef Stalin, che ricoprì il ruolo di commissario del popolo per gli affari etnici fino al 1923. Quando i problemi riesplosero con il crollo dell'Urss, nel 1989, fu creato un comitato statale ad hoc, poi trasformato in ministero nel 1994 e chiuso definitivamente nel 2001. Dal 2001 al 2004, a occuparsi della questione fu Vladimir Zorin, in qualità di ministro senza portafoglio.