Alla riunione annuale degli azionisti, il presidente del cda di Gazprom, Alexei Miller, ha annunciato che per la fine del 2013 la società è intenzionata a esportare in Europa più di 160 miliardi di metri cubi di gas. Secondo quanto riferito da Miller nel 2012 l’azienda ha veduto in Europa 139,9 miliardi di metri cubi di gas con contratti a lungo termine e 151 miliardi di metri cubi in totale. Ancora a febbraio i piani di Gazprom per il 2013 erano più contenuti: la crescita prevista toccava i 152 miliardi di metri cubi.
Sono stati gli indici favorevoli del primo semestre 2013 a generare ottimismo nella società: circa 80 miliardi di metri cubi, il 10 per cento in più rispetto allo stesso arco di tempo del 2012. Miller ha spiegato che Gazprom conta di aumentare le forniture, considerato che i concorrenti si orienteranno sui mercati di eccellenza del Pacific Rim, mentre nei Paesi europei l’estrazione di gas è in calo.
In tale contesto la Turchia potrebbe diventare il primo Paese per l’acquisto di gas russo, superando la Germania; il mercato turco si è rivelato quindi per Gazprom il più dinamico dal punto di vista della crescita. L’anno scorso ha raggiunto il secondo posto per volumi di gas importato da Gazprom, oggi invece “è già a un passo dalla Germania”, ha dichiarato Miller, aggiungendo che a breve la società potrà ottenere i massimi impegni contrattuali su base annua per la fornitura di gas in Turchia, vale a dire 30 miliardi di metri cubi. Secondo i dati dell’East European Gas Analysis, nel 2012 la Turchia ha importato 43 miliardi di metri cubi di gas, di cui più della metà (27 miliardi) dalla Russia.
Mikhail Korchemkin, direttore dell’East European Gas Analysis, ritiene che puntare sull’aumento della quota europea basandosi soltanto sul rafforzamento delle posizioni in Turchia sia un po’ troppo ottimistico. “Nei primi cinque mesi il consumo di gas in Turchia si è ridotto del 17 per cento, sono crollate anche le vendite di Gazprom e di altri esportatori nella regione a eccezione dell’Iran”, ha osservato Korchemkin.
Anche in Germania si profila un avanzamento nelle trattative con Gazprom. A un anno di distanza si è risolto il conflitto con la Rwe (importante compagnia elettrica tedesca): per circa un anno le aziende hanno discusso la possibilità di agevolazioni, ma in definitiva sono riusciti ad appianare i contrasti soltanto passando dal tribunale. L?arbitrato internazionale ha decretato che Gazprom dovrà rimborsare la società tedesca con una somma pari alla differenza di prezzo, a partire dal maggio del 2010. Le parti non hanno commentato i dettagli della decisione giuridica e le dimensioni del rimborso.
Tuttavia, secondo i dati di una fonte vicina a Gazprom, si parla di 1,5 miliardi di euro, che dovranno essere versati nel corso del 2013 (a questo riguardo non sono pervenuti commenti ufficiali da parte dei rappresentanti di Rwe e Gazprom). Il vicedirettore del Consiglio d’amministrazione di Gazprom, Aleksandr Medvedev, si è limitato a riferire a Vedomosti che la società adempierà l’ingiunzione arbitrale. Medvedev ha anche promesso agli azionisti che nei prossimi giorni Gazprom annuncerà la conclusione delle trattative con alcuni importatori europei per la modifica dei prezzi.
Un’altra chance di aumentare le quote europee è riposta nello spostamento di interessi dei concorrenti verso l’Asia. Secondo Miller le forniture di altri esportatori in Europa nel primo trimestre 2013 si sono notevolmente ridotte: dall’Algeria il calo è stato del 10 per cento, dalla Libia del 12,9, dal Qatar del 42.
Non ci saranno problemi con le materie prime: con la messa in funzione del giacimento di Bovanenkovskoe, Gazprom si è assicurata un’estrazione di 600 miliardi di metri cubi all’anno. Pertanto per il 2030 il colosso russo ha intenzione di aumentare la sua presenza in Europa, passando dal 26 al 33 per cento (il progetto precedente arriva al 32 per cento). Il successo di Gazprom in Europa dipenderà in gran parte dai prezzi del carbone che sta spodestando il gas naturale nel settore dell’ingegneria energetica.
Nelle previsioni a lungo termine, invece, – ritiene Korchemkin – il fattore decisivo sarà costituito dalle mosse dei concorrenti in Europa, in particolare di coloro che in questo momento si occupano dello sfruttamento di nuovi giacimenti nel Mediterraneo.
Gazprom vuole inoltre incrementare la sua quota nel mercato mondiale di gas naturale liquefatto, triplicandola fino a raggiungere il 15 per cento. “Proprio nel Pacific Rim si prevede la massima crescita della domanda [di Gnl] ed è qui che si indirizzano i nostri maggiori sforzi di allargamento dei mercati d’esportazione. Rafforzeremo la nostra presenza in questa zona del mondo, prima di tutto aumentando la nostra capacità estrattiva”, ha dichiarato Miller.
Il colosso russo del gas controlla l’unico impianto di Gnl in funzione in Russia, Sachalin-2, capace di produrre 10 milioni di tonnellate all’anno, di cui circa il 70 per cento viene esportato in Giappone. La produzione dovrebbe aumentare, secondo le intenzioni, di 5 milioni di tonnellate. Come se non bastasse Gazprom sta preparando due nuovi progetti sul gas naturale liquefatto, il “Vladivostok-Gnl”, al confine tra la Russia e l’Estremo Oriente e il “Baltijskij Gnl”, nell’oblast Leningradskij (10 milioni di tonnellate all’anno ciascuno), che dovrebbero essere entrambi lanciati entro la fine del 2018.
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