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mercoledì 3 ottobre 2012

In Georgia vince l'amico dei russi

da www.ilsole24ore.com


di Antonella Scott
Il viso di Mikheil Saakashvili è color cenere mentre, inaspettatamente, il presidente georgiano ammette una sconfitta altrettanto inaspettata. Sondaggi e osservatori lo avevano immaginato in difficoltà ma non perdente di fronte alla novità di queste elezioni parlamentari, una coalizione capitanata da un imprenditore divenuto miliardario in Russia, Bidzina Ivanishvili. E invece la Georgia in un attimo si ritrova proiettata in quella che i sostenitori di Ivanishvili già chiamano la Primavera del Caucaso, e gli analisti descrivono come il primo trasferimento di potere pacifico nell'ex Urss. In realtà, trascorsa questa giornata di vittoria della democrazia, lo scenario che si apre ora a Tbilisi è di grande incertezza.
Per cominciare, Ivanishvili non ha ricambiato la cortesia al rivale, chiedendone le dimissioni. L'oligarca dei metalli e delle banche sarà premier, e il mandato di Saakashvili - che non sembra affatto orientato ad ascoltare il consiglio - scade nell'ottobre 2013: quando entreranno in vigore riforme costituzionali che rafforzeranno i poteri di premier e Parlamento, ai danni della presidenza. Fino ad allora, la coabitazione non sarà facile.
«Tra noi e loro ci sono differenze molto profonde - ha chiarito Saakashvili nel suo intervento - e noi pensiamo che le loro idee siano profondamente sbagliate. Ma in una democrazia, è la maggioranza a prendere le decisioni». Fino all'ultimo Saakashvili aveva sperato sui seggi che il suo partito, il "Movimento nazionale unito", avrebbe raccolto nella parte di voto riservata al sistema maggioritario. Ma il distacco registrato dal "Sogno georgiano" di Ivanishvili - tra i deputati eletti anche il milanista Kakha Kaladze - lo ha convinto: con il 73% dei voti scrutinati l'opposizione aveva il 54% contro il 41 del partito al potere dal 2003.
La Georgia entra in acque inesplorate perché Ivanishvili non ha un passato in politica. In questi mesi di campagna elettorale si è fatto conoscere per le donazioni di cui ha cosparso i villaggi georgiani, per la sua collezione d'arte che vanta un Picasso e per una ricchezza che Forbes calcola in 6,4 miliardi di dollari, la metà del Prodotto interno lordo del Paese. C'è chi dice che abbia venduto le sue proprietà in Russia, e chi dice invece che abbia ancora interessi in Gazprom. «Se mi chiedete, America o Russia? io dico che dobbiamo avere buoni rapporti con tutti», ha detto il futuro premier. Buone intenzioni che non sarà facile conciliare, dal momento che dalla guerra dell'agosto 2008 Mosca ha di fatto sotto la propria protezione un quinto del territorio georgiano, Abkhazia e Ossezia del Sud. Nodo destinato a complicare un eventuale riavvicinamento a Mosca, ora che Ivanishvili promette di normalizzare i rapporti pur mantenendo l'obiettivo di un ingresso nella Nato di questo Paese attraversato da tre oleodotti cruciali per l'Europa, in alternativa alla Russia.
Da Mosca, Dmitrij Medvedev ha descritto la svolta di Tbilisi come il «desiderio della gente di un rapporto più costruttivo» con la Russia. Di cui non potrà che essere felice Vladimir Putin, famoso per aver promesso, nei giorni della guerra del 2008, «di appendere (Saakashvili) per i testicoli». Ma il presidente russo, per ora, resta in silenzio.