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venerdì 13 aprile 2012

Russia, il digiuno di Oleg Shein unisce l'opposizione e spaventa Putin

da www.repubblica.it

LA STORIA

La protesta di un deputato della Duma, sconfitto nella corsa a sindaco di Astrakhan dall'uomo voluto dal neo-presidente, sta mettendo in difficoltà il Cremlino. Ordinata un'inchiesta sul voto dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO

MOSCA - Pallido, il viso scavato da 28 giorni di digiuno, Oleg Shein mostra alle telecamere un succo di frutta: "Come gesto di buona volontà interrompo lo sciopero della fame e berrò qualcosa. La Commissione centrale per le elezioni e la Procura generale hanno deciso di esaminare le prove sui brogli. Inizieremo a lavorare insieme da lunedì 16. Dobbiamo riportare l'ordine ad Astrakhan e restituire la libertà sottratta alla città".

Per la sua vittoria alle presidenziali del 4 marzo Vladimir Putin si aspettava di tutto, tranne di fare i conti con i suoi ex alleati di "Russia giusta". Un errore di valutazione che rischia di pagare a prezzo alto. L'ultimo affondo, quello che arriva dalla regione sul Mar Caspio, lo ha costretto ad una tregua che fino a mercoledì negava perfino a se stesso.

Si è dovuto ricredere: la protesta portata avanti dal deputato della Duma e candidato sconfitto a sindaco di Astrakhan ha attirato come una calamita tutta la galassia dell'opposizione. Mercoledì scorso un'altra ventina di deputati della Duma locale si è unita a Oleg Shein e ha iniziato a rifiutare il cibo. Altre trecento persone, pigiate su autobus e auto, si sono date appuntamento nel capoluogo, 700 chilometri a sud-ovest di Mosca, e hanno organizzato un corteo poi bloccato da un imponente cordone di polizia.

Non ci sono stati incidenti e nessuno è stato arrestato. Ma la presenza di personaggi famosi, come il blogger Alexei Navalny, la star tv Ksenia Sobtchak
(ex testimonial della campagna di Putin), Ilya Iachine di Solidarnost e Dmitri Goudkov, leader giovanile di "Russia unita", hanno rivitalizzato un movimento dato per scomparso.

Questo docente di 40 anni, simbolo di una generazione nata sotto il comunismo sovietico ma cresciuta con la caduta del Muro, eletto tra le fila di un centrosinistra moderno e riformista, riesce a mettere in crisi un regime che appare granitico. Il suo digiuno ha provocato una piccola rivoluzione persino nella Duma (Camera bassa) di Mosca. Trenta deputati dell'opposizione hanno lasciato l'aula del Parlamento mentre Putin pronunciava il suo ultimo discorso da primo ministro.

Una protesta impensabile fino a qualche mese fa. Nel suo eloquio programmatico, fatto di prosperità e di pace per una Russia orgogliosa di tornare ad essere la grande potenza di un tempo, il neoeletto presidente ha commesso un errore. Ha snobbato chi gli chiedeva conto delle palesi frodi commesse nelle elezioni amministrative dell'11 ottobre scorso ad Astrakhan. Si è burlato di Oleg Shein e del suo sciopero della fame. "Perché digiunare?", ha commentato con sarcasmo. "Se ci sono delle contestazioni sui risultati basta rivolgersi al Tribunale".

I deputati si sono alzati e hanno lasciato il Parlamento. La cosa ha colpito Putin. Anche perché i suoi uomini lo hanno chiamato allarmati da Astrakhan e gli hanno raccontato quello che accadeva.

Il futuro presidente ha spedito nella regione il capo della Commissione elettorale centrale Vladimir Tchovrov che ha cercato di prendere tempo. "Non ci sono motivi per procedere ad una nuova conta dei voti - ha sostenuto - c'è uno scarto troppo ampio tra i due candidati". Ma ha dovuto smentirsi. Da Mosca invitavano alla prudenza.

Le prove saranno esaminate. Soprattutto i video piazzati nei seggi. Sarà difficile, se le immagini dimostreranno i brogli, confermare il verdetto delle urne. La vittoria di Mikhail Stolyarov, imposto da Putin come sindaco di Atrakhan, potrebbe trasformarsi nella prima sconfitta dell'uomo forte del Cremlino.

(13 aprile 2012) © Riproduzione riservata

La maratona è vinta: la Russia è nel Wto

da temi.repubblica.it/limes

di Giovanni Dioguardi e Alessandro Di Simone
Il Cremlino ha l'occasione per ridefinire priorità economiche e collocazione geopolitica. Più apertura e meno protezionismo. Non tutti sono d'accordo. La fredda accoglienza dell'Unione Europea. Le opportunità per le imprese italiane.

Il capitalismo russo alla sbarra | La Russia è cambiata: e Putin?


(Carta di Laura Canali tratta da Limes 6/2011 “Alla guerra dell’euro” - Per ingrandire clicca qui)

Il negoziato più lungo e difficile nella storia dell’Organizzazione mondiale del commercio: con queste parole, i tecnici di Ginevra hanno definito l’adesione della Russia al Wto, ufficializzata quasi a sorpresa lo scorso 16 dicembre in occasione dell’ottava Conferenza ministeriale. "Benvenuti nel Wto...finalmente”, recitava la maglietta indossata per le foto di rito da Pascal Lamy, direttore generale dell’Organizzazione, che ha paragonato l’ingresso della Russia a una maratona durata 18 anni e di cui solo oggi s'intravede il traguardo.

Il gruppo di lavoro incaricato di valutare la candidatura russa si insediò infatti nel lontano 1993, appena pochi mesi dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, quando il Wto si chiamava ancora Gatt (General agreement on tariffs and trade) e la Russia era un’ex superpotenza sull’orlo del default che sembrava aver imboccato inesorabilmente il viale del tramonto.

Dopo l’ingresso della Cina (datato 2001), la Russia era l’unico grande paese escluso dall’organizzazione di Ginevra. All'epoca, l'efficacia della Wto sembrava messa pesantemente in discussione dallo stallo dei negoziati del Doha Round e da un sistema di veti incrociati che avevano reso irraggiungibile un accordo ambizioso sulla riduzione delle barriere al commercio.

A rallentare le trattative non è stata solo la difficile transizione del paese verso un’economia di mercato. Quando gli scogli apparentemente più grandi - i negoziati bilaterali con Unione Europea e Stati Uniti - erano ormai superati, la Georgia ha posto il proprio veto per ritorsione al conflitto armato scoppiato nell’estate 2008 [carta] e culminato con l’occupazione dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud da parte delle truppe di Mosca.

Venuto meno il "no" georgiano, affinché l’ingresso di Mosca nel Wto diventi effettivo manca solo la ratifica da parte della Duma, che dovrà avvenire entro il prossimo 23 luglio. Il governo russo avrà poi ulteriori trenta giorni per notificare a Ginevra l’avvenuta ratifica. Da quel momento, il Wto potrà contare ufficialmente il suo 154esimo membro.

Geopolitica dell’adesione

Dmitrij Medvedev ha definito l’ingresso come uno dei risultati più importanti conseguiti dalla sua presidenza negli ultimi anni. Secondo il Cremlino, essa risponde ad un duplice ordine di obiettivi: sul fronte interno, servire gli interessi nazionali; su quello globale, stabilizzare il panorama mondiale degli scambi. Gran parte della stampa russa ha incensato il completamento del percorso negoziale, sul cui esito fino a pochi mesi fa venivano espressi dubbi persino dal ministro dello Sviluppo economico El’vira Nabiullina.

I maggiori attori della scena internazionale si sono prudentemente allineati dietro le formule di rito di benvenuto al club. L’area geopolitica su cui gli effetti dell’adesione si riverbereranno in maniera più evidente è l’Unione Europea, già adesso primo partner commerciale della Federazione. Il commissario europeo al Commercio Karel De Gucht si è detto convinto di un sostanziale incremento dell’interscambio euro-russo: le imprese europee si aspettano fino a 3,9 miliardi di euro di maggiori esportazioni.

Non sono tuttavia mancate le frizioni dell’ultimo momento. Sfruttando l’entusiasmo del risultato raggiunto, l’Ue avrebbe, secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, cercato di “forzare la mano” sugli impegni assunti dalla Russia, suscitando il risentimento del capo della diplomazia di Mosca che il 21 marzo scorso ha addirittura adombrato - come extrema ratio - una possibile marcia indietro sulla ratifica dell’accordo.

Posizioni più controverse sono state espresse dagli Usa. L’ambasciatore americano a Mosca Michael McFaul - ideologo del reset nelle relazioni russo-statunitensi e inviso al Cremlino per il suo aperto sostegno a gruppi d’opposizione e Ong più o meno eterodirette - ha affermato piuttosto sgarbatamente che l’accesso al Wto rappresenta “un dono” non tanto per i russi, quanto “per gli agricoltori, per i lavoratori e per i produttori americani”.

Ciò tuttavia a condizione che si proceda all’abrogazione dell’emendamento Jackson-Vanik, misura concepita nel 1974 per ostacolare le normali relazioni commerciali con i paesi imponenti restrizioni alle libertà personali (tra cui quella di emigrare). Inizialmente rivolto contro l’Unione Sovietica, esso impedirebbe oggi la concessione alla Russia dello status di "permanent normal trade relations", interpretazione statunitense del concetto di "nazione più favorita" su cui poggia l’architettura Wto. Gli effetti dell'ingresso sarebbero quindi vanificati.

L’accesso all’Organizzazione di Ginevra garantirà inoltre una maggiore integrazione anche a livello di Unione doganale con Bielorussia e Kazakhstan, fungendo nei piani del Cremlino come volano per l’ingresso degli altri due paesi in orbita Wto e per il rafforzamento del ruolo di guida della Russia fra gli Stati dell’ex Unione Sovietica.

Non mancano, tuttavia, grosse tensioni interne. Il movimento Rossija protiv Vto (Russia contro il Wto), con ramificazioni operative nelle principali città della Federazione, ha lanciato diverse campagne mediatiche contro l’accesso, raccogliendo interventi di personaggi di primo piano nel mondo accademico (fra tutti Boris Kagarlickij, direttore dell’Istituto per la globalizzazione e i movimenti sociali). Il movimento supporta anche un’iniziativa referendaria promossa da diversi economisti e personaggi politici russi, fra i quali Konstantin Babkin, influente deputato di Novgorod nonché presidente di Rosagromaš, importante associazione dei produttori di macchine agricole.

Nel quadro parlamentare si sono detti contrari all’adesione i comunisti guidati da Zjuganov (che hanno sfiorato il 20% alle elezioni parlamentari di dicembre), i nazionalisti dell’Ldpr di Žirinovskij (11,7%) e i moderati di Spravedlivaja Rossija (13,2%) - il cui leader Mironov ha ripetutamente evidenziato i rischi di perdita di controllo su settori strategici per l’industria del paese.

Proprio sul tema della sovranità si sono concentrati gli attacchi più feroci di media ed opinionisti. Da più parti è stato avanzato il sospetto che l’apertura del mercato e la revisione delle politiche protezioniste in diversi settori (agricoltura in primis) siano funzionali ad interessi di marca statunitense - potenza egemone in ambito Wto, secondo i russi. Dietro la piena integrazione nel circuito multilaterale degli scambi, si celerebbe l'interesse degli Usa a “bloccare” gli strumenti tradizionalmente impiegati dalla Russia per perseguire i propri fini politici, economici e - fino a pochi anni fa - sociali. Ne sarebbe prova in particolare l’obbligo - previsto nei capitolati dell’accordo - di riallineare i prezzi dell’energia a parametri di mercato e non a istanze politico-strategiche.

Resistenze e settori protetti

La lentezza dei negoziati non è stata determinata solo da opportunità politiche, ma anche da particolari “sensibilità” su cui le parti si sono date battaglia. Il sostegno dello Stato all'agricoltura è stato certamente un nervo scoperto. Arkadij Zločevskij, presidente dell’Unione cerealicola russa, ha fornito stime catastrofiche dell’impatto dell’accesso: le perdite annuali per l'industria del grano potrebbero ammontare a 56 miliardi di rubli.Sul cerealicolo ha impatto anche la ristrutturazione della suinocoltura. Il settore è minacciato dalla riforma del sistema di quote all’import di carni suine e dal calo dei dazi sui suini vivi. Babkin, il combattivo presidente di Rosagromaš, ha previsto che l’import di prodotti alimentari dall’estero passerà dal 45% al 70% del consumo totale.

Proprio per placare questi timori si è pubblicamente speso perfino Vladimir Putin, ricordando come tali settori possano godere di tutele particolari e di sistemi di contingentamento. La Russia si è comunque assicurata la possibilità di continuare a sovvenzionare l'agricoltura direttamente fino al 2015 per una somma di 9 miliardi di dollari.

Altra criticità che si è protratta per tutto il negoziato ha riguardato il settore automobilistico. L’industria russa non è in grado di reggere la concorrenza dei produttori stranieri, motivo per cui per le autovetture è stato previsto un processo di riduzione daziaria particolarmente esteso nel tempo (fino al 2019). Gli analisti si aspettano scarse ripercussioni benefiche sul prezzo di vendita delle automobili, essendo le riduzioni daziarie compensate dagli aumenti di costo di materie prime e componentistica. L’adesione, tuttavia, non dovrebbe generare distorsioni nei progetti di investimento di diverse case automobilistiche, considerati strategici per lo sviluppo del settore in Russia. La Hyundai, ad esempio, ha in progetto di passare dalle 120 mila auto prodotte l’anno scorso a circa 200 mila per il futuro.

Più in generale, i vertici politici della Federazione si sono espressi a più riprese sulla possibilità di sostenere settori industriali eventualmente colpiti da conseguenze negative dell’adesione. Il vicepremier Igor’ Šuvalov ha assicurato che dall’ingresso nel Wto “tutti usciranno vincitori, e non ci saranno sconfitti”. Il capo negoziatore, nonché direttore del Dipartimento negoziati commerciali presso il ministero dello Sviluppo Economico, Maksim Medvedkov, ha rassicurato l’opinione pubblica ed alcuni settori produttivi ricordando la possibilità di utilizzare un’ampia gamma di strumenti di difesa commerciale, dai dazi supplementari alle restrizioni qualitative all’import.

Impegni assunti dalla Russia in sede di adesione

Le principali riforme che la Russia si è impegnata ad intraprendere in sede di adesione riguardano l’apertura del mercato interno e l’aumento del proprio livello di integrazione nel sistema multilaterale degli scambi. Ciò implicherà tra l’altro una riduzione dei dazi e delle tariffe applicate all’import di prodotti stranieri (da un livello attuale del 10% si passerà al 7,8%), l’accesso facilitato al mercato dei servizi e il rispetto delle norme che regolano il commercio internazionale e che tutelano la proprietà intellettuale.

Non figurando fra i membri del Wto, il governo di Mosca aveva potuto finora aumentare i livelli di protezione del mercato domestico senza per questo incorrere in alcuna violazione delle norme internazionali. Dietro l’obiettivo di far fronte alla crisi o favorire il trasferimento tecnologico, le autorità russe avevano adottato misure di politica commerciale in molti casi palesemente in contrasto con le regole dell’Organizzazione. Non a caso, un’analisi della Commissione Europea identifica nella Russia il secondo paese del G-20 ad aver varato il maggior numero di misure protezioniste dall’inizio della crisi nel 2008: 71 su un totale di 424.

Il rispetto degli obblighi assunti in sede Wto dovrebbe invece determinare una maggiore integrazione della Russia nell’economia globale, attraverso un sensibile miglioramento dell’ambiente nel quale esportatori e investitori stranieri operano. Questo presuppone intanto un periodo di implementazione che per alcuni settori (in primis l’automotive) si estenderà per diversi anni, oltre alla piena e puntuale realizzazione da parte delle autorità russe delle riforme promesse.

L’appartenenza al club di Ginevra non esclude a priori l’insorgere di controversie commerciali o l’adozione di misure lesive del libero commercio. Tuttavia, l'adesione offre alle imprese e ai paesi che si sentano danneggiati da politiche protezionistiche gli strumenti e le sedi legali a cui quali far ricorso in caso di sospetta violazione degli obblighi.

La Russia nel Wto: un volano per la modernizzazione

Nonostante i rischi e le perplessità che puntualmente accompagnano le adesioni al Wto, quella russa potrebbe rivelarsi decisiva per il paese non solo da un punto di vista quantitativo (incrementi negli scambi commerciali e nei flussi di investimento con l’estero), ma soprattutto sotto il profilo qualitativo. Si tratta infatti di una sorta di imprimatur, crisma di ufficialità alle scelte strategiche e alla direzione intrapresa da un paese verso un’economia di mercato.

Gli obblighi assunti in sede negoziale, se correttamente implementati, potrebbero rendere più efficienti settori oggi pesantemente sostenuti dai sussidi pubblici. Lo stesso Putin ha citato più volte l’esempio dell’agricoltura, dove le sovvenzioni dirette dovrebbero lasciare il passo ad investimenti nell’ammodernamento delle infrastrutture, nelle bonifiche e nello sviluppo delle comunità rurali, interventi potenzialmente ben più efficaci rispetto al mero sussidio.

La regolamentazione e la standardizzazione delle misure di politica commerciale, rendendo la Russia più “aperta” agli scambi internazionali, dovrebbero inoltre generare una pressione su diversi settori (come quello metallurgico) a scalare la catena del valore. In questo modo, le produzioni si collocherebbero su un livello più elevato, potenzialmente meno accessibile per l’agguerrita concorrenza asiatica.

Tra le principali conseguenze attese, l’adesione al Wto darà uno stimolo allo sviluppo di un sistema industriale più moderno e competitivo, contribuendo ad avviare una diversificazione dell’economia e spingendo la Russia fuori dal Dutch disease che lo espone pesantemente alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Secondo alcune stime preliminari della Banca mondiale, nel medio periodo l’ingresso nel Wto potrebbe determinare un aumento del pil russo compreso fra l’1 e il 3%, mentre nel lungo periodo l’incremento potrebbe raggiungere anche l’11%.

Nel medio termine, inoltre, dovrebbero attenuarsi bizantinismi burocratici e pratiche vessatorie nei confronti degli operatori internazionali, contribuendo a migliorare il clima degli affari del paese e favorendo in questo modo maggiori investimenti di imprenditori stranieri.

Focus Italia

È indubbio che ciò possa tradursi in un aumento delle opportunità d’affari anche per le imprese italiane, che negli anni hanno saputo costruire con la Russia una partnership economica ed industriale di primo piano. A beneficiare in misura maggiore delle riduzioni tariffarie conseguenti all’ingresso nel Wto, saranno alcuni fra i settori di punta del made in Italy come il tessile-abbigliamento, le calzature, l’arredo-casa e alcuni prodotti alimentari; settori che attualmente sono gravati dai picchi daziari russi (livelli compresi fra il 15% e il 25%). D’altra parte, comparti per i quali è prevista una flessione dei dazi meno consistente, quali chimica e meccanica, prevedono già un livello di protezione tariffario relativamente basso.

La composizione merceologica del nostro export verso la Russia, unita alla forte specializzazione delle imprese italiane nei beni di consumo ad alto valore aggiunto, potrà quindi determinare in prospettiva vantaggi maggiori per le nostre imprese nel confronto con quelle degli altri paesi europei, il cui export si concentra invece in prevalenza nei beni strumentali.

Al di là delle pur importanti riduzioni daziarie sui prodotti importati dall’estero, la conseguenza forse più importante che riguarda l’adesione della Russia al Wto è rappresentata dagli impegni assunti su materie come certificazioni, procedure doganali, investimenti, licenze all’import o tutela della proprietà intellettuale. Per quanto comportino benefici di difficile quantificazione soprattutto nel breve periodo, tali provvedimenti pongono infatti le basi per una maggiore e più incisiva presenza delle nostre imprese sul mercato russo, anche da parte di quelle di piccola e media dimensione.

(11/04/2012)

martedì 3 aprile 2012

Russia, nasce la Guardia nazionale

da www.eilmensile.it

3 aprile 2012versione stampabile

Nascerà nell’ambito della ristrutturazione delle forze armate e dei servizi di sicurezza la Guardia nazionale, un corpo che verrà gestito direttamente dal presidente e assolverà funzioni relative alla sicurezza del Paese e della difesa del ‘regime costituzionale’. Si tratta di truppe per operazioni speciali, preposte a difendere le autorità e i civili dalle cosiddette minacce interne, tra cui eventuali azioni dell’opposizione, oppure instabilità in alcune regioni come il Caucaso del Nord. Al momento attuale sono preposti a tali obiettivi le truppe interne della Federazione Russa che contano circa 182 mila militari. Considerando l’esperienza delle rivoluzioni colorate e delle guerre civili, nonché le recenti manifestazioni di massa nella Russia stessa, si prevede che anche la polizia militare (20 mila persone) che viene attualmente organizzata in seno alle forze armate russe, diventerà parte della Guardia nazionale, il cui numero arriverà orientativamente a 350-400 mila militari. Potrebbe inoltre essere costituito un nuovo organo responsabile della sicurezza militare del paese, il Consiglio di sicurezza. L’insediamento di Putin quale nuovo presidente, si terrà il 7 maggio.