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domenica 4 marzo 2012

Russia, Putin vince al primo turno Si temono brogli, opposizione in piazza

da www.repubblica.it

ELEZIONI

Il premier ottiene più del 63% delle preferenze. Votano tutti i leader, piccolo incidente per Medvedev che non riesce a infilare la scheda elettronica. Blitz delle femministe di Femen a seno nudo nel seggio. Imponenti misure di sicurezza, indette manifestazioni. Attacco a seggio Daghestan, uccisi 3 poliziotti

MOSCA - Il premier Vladimir Putin vince al primo turno con il 63,42% nelle presidenziali di oggi, dopo che è stato scrutinato il 30% delle schede. Lo riferisce la commissione elettorale in diretta tv. Nelle presidenziali del 2004 Putin aveva conquistato il 71,3%. Il leader comunista Ghennadi Ziuganov ha ottenuto il 17,7%, piazzandosi secondo, stando a un exit poll dell'istituto demoscopico Vtsiom. Il leader nazionalista di Ldpr Vladimir Zhirinovski è all'8,01%, Sergei Mironov di Russia Giusta il 3,67%, il miliardario Mikhail Prokhorov, unico indipendente, è al 7,5%.

Putin rivendica: "Vinta battaglia onesta". Più di 100 mila sostenitori di Putin sono arrivati al Maneggio, sotto le mura del Cremlino, per festeggiare la vittoria del loro beniamino alle presidenziali. Putin e Medvedev sono saliti insieme sul palco. Vladimir Putin si è mostrato in lacrime davanti alle migliaia di fan che lo attendevano. Vladimir Putin ha rivendicato la vittoria alle presidenziali russe in quella che ha definito "una battaglia aperta ed onesta". ''Vi avevo promesso che avremmo vinto. Abbiamo Vinto - ha detto -. Gloria alla Russia''. Il presidente 'in pectore' ha poi aggiunto che sono stati sventati ''i tentativi di dividere lo Stato e usurpare il potere''. Il premier, visibilmente commosso, ha aggiunto: "La nostra gente è in grado di distinguere il desiderio di rinnovamento dai tentativi di organizzare le provocazioni politiche per distruggere l'ordinamento
statale e usurpare il potere". "Putin, Putin", hanno risposto. Per il premier, dato ormai per vincitore alle presidenziali, il voto è stato "un test per tutto il popolo sulla maturità politica, sull'indipendenza e sull'autodeterminazione".

FOTO - Putin in lacrime sul palco 1


LA DIRETTA 2

Attacco a seggio
Daghestan, uccisi 3 poliziotti. Tre poliziotti sono stati uccisi nella repubblica caucasica del Daghestan durante un blitz di banditi col volto coperto in un seggio elettorale: ne è scaturito un conflitto a fuoco nel quale hanno perso la vita tre agenti di guardia e un malvivente. Lo riferiscono le agenzie. Ignoto il movente dell'assalto, avvenuto un'ora dopo la chiusura del seggio nella zona di Khasaviurt.

Ziuganov: "Piovra mafiosa su elezioni"
. L'ennesimo secondo posto dietro a Putin non è piaciuto al leader del partito comunista russo Ghennadi Ziuganov, che ha commentato poco dopo la chiusura delle urne: "non ritengo le elezioni del 4 marzo trasparenti e giuste, non sono legittime". Oltre a sottolineare che "la piovra mafiosa" va a toccare anche la commissione elettorale. Ma verrà presto il tempo di rispondere della "piovra", secondo Ziuganov. Dal suo quartier generale, ha confutato punto per punto il programma elettorale di Putin, sostenendo che è irrealizzabile. Compresa la soluzione del problema demografico, quello dell'alcolismo e la tossicodipendenza.

Prokhorov: "Elezioni non oneste, ma farò partito". L'oligarca Mikhail Prokhorov non ritiene oneste le presidenziali, ma ha spiegato di aver accettato di ''giocare con le regole altrui'' per creare una base per il suo nuovo partito. Il magnate, che spera di superare il 10%, ha aggiunto di aver partecipato alla corsa per il Cremlino per far conoscere all'opinione pubblica le proprie vedute

Gorbaciov: "Grandi dubbi su risultato"
. L'ex presidente dell'Urss, Mikhail Gorbaciov, dubita del risultato delle presidenziali. ''Ci sono grandi dubbi che il risultato del voto rifletta gli umori reali della societa'''. ''Tuttavia - ha aggiunto - se non ci sono prove documentali delle falsificazioni di massa è difficile parlarne''.

Opposizione: "Osservatori picchiati". Sarebbero stati picchiati degli osservatori dell'opposizione in una cittadina fuori Mosca, Zheleznodorozhny, in base alle informazioni diffuse da Denis Bochkarev, un esponente delle proteste. La polizia non ha per ora dato alcuna informazione in merito. Il gruppo di osservatori-giornalisti del periodico locale Voce dei cittadini Elisabetta Klepikova e Daniel Sukharev, da Mosca, dopo essere stati cancellati dal seggio numero 530 stavano andando a sporgere denuncia, quando sono stati fermati e brutalmente aggrediti.

La giornata. L'affluenza alle presidenziali russe che si sono svolte oggi è stata del 63,37%. Lo riferisce la
commissione elettorale. Nelle presidenziali del 2008 si era attestato al 69,7%. La chiamata alle urne è stata caratterizzata anche da segnalazioni di brogli e un inedito voyeurismo elettorale con un milione di internauti incollati al pc per seguire il voto tramite le webcam.

Putin si è presentato al seggio a sorpresa insieme alla moglie Liudmila, da tempo scomparsa dalle scene pubbliche. Alla domanda se fosse a conoscenza di brogli, il capo del governo ha risposto: "Io ho dormito bene, ho fatto un po' di sport, poi sono arrivato qui. Non ho avuto contatti con il mio staff".

I rivali di Putin, insieme all'Ong Golos e agli osservatori del partito Iabloko, hanno denunciato vari episodi di brogli e di irregolarità. Da un giro in alcuni seggi della capitale, l'agenzia Ansa ha constatato che la segretezza del voto non era così blindata: le cabine non erano chiuse completamente dalle tendine, mentre molti elettori infilavano la scheda aperta nelle urne trasparenti lasciando intravedere la loro preferenza.

IL BLITZ DI FEMEN FOTO 3 - VIDEO 4

Tra le curiosità da segnalare il nuovo blitz del gruppo femminista ucraino Femen (foto 5): tre attiviste si sono spacciate oggi a Mosca per giornaliste nello stesso seggio dove poco prima aveva votato il premier e si sono tolte i vestiti rimanendo in topless e gridando slogan contro il capo del governo.
Piccolo "incidente" invece per il leader uscente del Cremlino Dmitri Medvedev: il suo primo tentativo di introdurre la scheda nell'urna elettronica è stato respinto, ma poi il presidente ha insistito vincendo il "duello" con il congegno automatico.

MEDVEDEV, INCIDENTE ALLE URNE - VIDEO 6

Allerta massima a Mosca, dove tra questa sera e domani sono previste almeno 26 manifestazioni. Domani l'opposizione promette il pienone in piazza Pushkinskaja, dove è stata indetta (alle 19 ora locale, le 16 in Italia) la manifestazione del movimento "per elezioni oneste" che da dicembre chiede riforme politiche e l'uscita di scena di Putin.

Solo nella capitale sono 38.500 gli agenti dispiegati, di cui 6.500 chiamati di rinforzo all'ultimo momento in vista delle proteste post-elettorali. Oltre 176.000 osservatori, tra indipendenti e internazionali, mentre webcam sono state installate in quasi tutti i 96.000 seggi aperti nel Paese. Per prevenire attacchi terroristici, i seggi elettorali delle grandi città sono stati muniti anche di metal detector. Le webcam nei seggi elettorali, però, sono state ''solo un colpo mediatico, sostanzialmente fasullo: in realtà potevano controllare solo che nessuno rubasse l'urna, non i conteggi'', ha detto all'Ansa Matteo Mecacci, deputato radicale, in questi giorni a Mosca in veste di osservatore dell'Osce.

(04 marzo 2012) © Riproduzione riservata

Mosca blindata nel giorno di Putin Oggi le elezioni presidenziali

da www.repubblica.it

L'opposizione prepara proteste. Agenti ceceni per la repressione. Sequestrati due camion di tende. Si temono sit-in stile "rivoluzione arancione" dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI

MOSCA - Con lo sguardo fisso sui loro tablet eternamente connessi con il mondo, davanti a un caffè con panna di "Shokolanidtsa" o a una pinta di birra al "Saint Jacques", i giovani della Nuova Mosca si preparano a trasformare una disfatta annunciata in una mezza vittoria. Le elezioni presidenziali di oggi, che dovrebbero riportare per la terza volta al Cremlino l'eterno Vladimir Putin, vanno "macchiate" con una visibile manifestazione di dissenso. Per questo, nel più assoluto segreto, tra ammiccamenti e segnali in codice, si studia cosa fare stasera, subito dopo la proclamazione dei risultati. Un corteo estemporaneo o un girotondo a sorpresa di qualche edificio simbolico? Qualcuno propone di tirare fuori le tende da campeggio che sono la cosa che il governo teme di più. Evocano infatti l'inizio della rivoluzione arancione che per qualche anno dal 2004 riportò a furor di popolo un barlume di democrazia nella vicina Ucraina. Ma dove sono le tende? La polizia ha sequestrato due camion interi arrivati l'altro ieri. Ce ne sono altre di scorta? Forse sì ma non si può dire ad alta voce. Lo vedremo tra poche ore.

Sulle sponda più suggestiva della Moscova, al quinto piano della Casa Bianca, sede del governo, Vladimir Putin ha riunito i suoi più fidati amici e consiglieri in un ufficio che si appresta a lasciare al suo "compagno di tandem" Dmitrij Medvedev reduce da quattro anni da Presidente. La situazione non pare messa male. I sondaggi garantiscono la vittoria
al primo turno con il 66 percento. Meno del 72 per cento dell'ultima volta ma, con i tempi che corrono, sarebbe un trionfo. I dubbi però ci sono e creano molto nervosismo nella stanza del potere dove si ripassa la mappa del Paese più grande del mondo. Nessun problema per le regioni blindate e militarizzate del Caucaso dove, semmai bisognerà stare attenti a non finire nel ridicolo con percentuali superiori al 100 per cento come è capitato più volte. Qualche patema in più per le zone lontane dell'Estremo Oriente, a nove fusi orari di distanza, dove il voto è già cominciato, e dove la cattiva gestione dei governatori locali ha creato qualche malumore di troppo.

Ma il peggio è tutto nelle grandi città. Mosca e San Pietroburgo sembrano destinate a far male a Putin e i suoi. Anche l'ultima volta il crollo di Russia Unita è stato umiliante. Perfino nel seggio di piazza Gagarin dove vota la famiglia Putin al completo. E adesso ci si mette anche Aleksej Navalnyj, il blogger anticorruzione, l'oppositore più temuto, con i suoi volontari dotati di smart phone che andranno in giro per i seggi a segnalare puntigliosamente ogni ombra di irregolarità, rigorosamente on line. A complicare le cose ci sono poi le stesse nuove regole che Medvedev ha dovuto imporre su pressione della piazza: 96 mila webcam installate nelle cabine elettorali e collegate con un sito pubblico, facilitazioni per gli osservatori internazionali che continuano a protestare, criteri più democratici per la scelta degli scrutatori. Tutte cose che possono solo ridurre i consensi ufficiali per Putin. Scendere sotto la soglia del 60 per cento sarebbe grave. Finire al ballottaggio non pregiudicherebbe l'elezione finale ma sarebbe un disastro d'immagine dall'effetto incalcolabile. I consiglieri liquidano l'ipotesi con una risata, ma Putin non è del tutto sicuro.

Dietro le vetrate del Ritz-Carlton hotel sulla via Tverskaja, un centinaio di funzionari di polizia ceceni, scrutano il traffico della zona più elegante della capitale. Sono in borghese ma i giornalisti di Novaja Gazeta, che hanno imparato i segreti oscuri della Cecenia dalla loro collega assassinata Anna Politkvoskaja, li hanno riconosciuti. Sono gli specialisti della repressione silenziosa e violenta di ogni forma di contestazione. Il loro arrivo sembra solo una mossa preventiva. Al momento bastano i 36 mila uomini schierati in periferia in attesa di ordini. Se tutto filerà liscio, i ceceni resteranno a godersi il comfort della loro caserma a cinque stelle. Lasceranno agli altri il compito di gestire le manifestazioni ufficiali autorizzate per domani. Ma se stasera, risultati troppo negativi per il futuro presidente o intemperanze degli oppositori, lo dovessero richiedere, sono pronti ad agire. Alla loro maniera. La peggiore, quella che colora di tensione questa strana giornata elettorale.

(04 marzo 2012) © Riproduzione riservata

venerdì 2 marzo 2012

Putin: "No alla forza, credo nella democrazia Monti un kamikaze per il bene dell'Italia"

da www.repubblica.it

L'INTERVISTA

Il premier russo, candidato presidente nelle elezioni di domenica, racconta la sua visione della Russia e del mondo. "Se ci saranno brogli? C'è il tribunale"; "Al potere 24 anni? Se la gente è d'accordo"; "L'Iran? Ha diritto al nucleare civile". E su Berlusconi dice: "Siamo ancora grandi amici" di EZIO MAURO

NOVO-OGAREVO (MOSCA) - La terza candidatura alla presidenza della Russia, più un mandato da premier? "Perfettamente normale, io passo attraverso le elezioni, la gente decide". I brogli elettorali? "Non mi risulta, ma per questo ci sono i tribunali". La piazza in protesta che denuncia "Russia Unita" come un partito di malfattori? "Puri slogan elettorali, battute da comizio". Vladimir Putin risponde per due ore e mezza alle domande sui problemi di democrazia in Russia.

Presenta il suo programma per i sei anni di presidenza se domenica sarà eletto, scioglie i dubbi e ricandida ancora una volta Dmitrij Medvedev come premier, si impegna a non usare il pugno di ferro con l'opposizione e affronta i grandi temi aperti in politica estera: la Siria ("Noi vogliamo evitare che succeda quel che è successo in Libia, con quell'esecuzione medievale di Gheddafi"), l'Iran ("Ha diritto di avere il suo programma nucleare civile, sotto il controllo internazionale"), gli Stati Uniti ("Quando l'ho incontrato Obama in questa stessa sala, mi sono riconosciuto nelle sue idee").

Infine, l'Italia: "Monti è un kamikaze, sta facendo tutto benissimo, me l'ha detto proprio ieri Silvio Berlusconi, di cui continuo ad essere un grande amico".

Ci sono più poliziotti qui che nel centro di Mosca, anche nella zona del Cremlino. Si abbandona la Rubliovka (una volta circondata solo da dacie di legno e betulle, mentre adesso le vecchie case si trovano di
fianco vetrine Ferrari e Maserati, il Luxury Village, addirittura un Billionaire) e si gira a destra per una strada silenziosa e vuota col divieto d'accesso in cima, in mezzo ad un bosco pieno di neve. In fondo un grande muro bianco sormontato dall'aquila imperiale della Russia.

Quando si apre il gigantesco cancello di ferro si entra nella zona proibita di Novo-Ogarevo, il comprensorio del nuovo potere russo. A destra nel parco c'è la casa dove abita Putin, invisibile a tutti. A sinistra la pista per gli elicotteri. Davanti, adesso, un altro cancello con soldati di guardia in mimetica. Ed ecco la dacia dove Putin da dodici anni fa gli onori di casa a Capi di Stato e di governo e riceve i suoi ospiti ufficiali. Una grande costruzione gialla in stile moscovita virato al classico, con le colonne bianche sotto una piccola terrazza curva.

Al primo piano, la sala da pranzo dove durante la cena si è svolta l'intervista con i direttori di alcuni tra i principali giornali internazionali: James Harding del Times, Gabor Steingart di Handelsblatt, John Stackhouse del Globe and Mail, Yoshibumi Wakamiya dell'Asahi Shimbun, Sylvie Kauffmann direttrice editoriale di Le Monde, e Repubblica. Ecco il testo dell'intervista.

Il giorno dopo il voto per la Duma, è rimasto sorpreso di vedere così tanta gente in piazza a protestare?
"Perché dovrei sorprendermi? Non c'è nulla di strano. Allora da voi, con migliaia di persone in strada per la crisi? Io sono contento, perché questo significa che le strutture del potere devono reagire, sono costrette a farsi venire delle idee per risolvere i problemi. Questa è una cosa costruttiva, una grande esperienza per la Russia".

Ma lei non dà ascolto agli oppositori, non parla mai con loro. Perché?
"Io parlo con tutti, anzi una volta ogni dieci giorni sono fuori da Mosca a incontrare dirigenti, operai, sindacati, gente della strada. Questa è la caratteristica della mia esperienza nel potere russo. L'altro giorno, quando è esplosa ad Astrakan una casa per il gas con morti, feriti e gente senza tetto, sono andato da loro, sono salito sull'autobus dove avevano trovato rifugio e ho pensato che questo è il mio dovere: il rapporto con la gente, di qualunque colore politico sia".

Ma lei non dialoga mai con la piazza e coi suoi leader. Come mai?
"Un momento, io li rispetto. Anche se molti di loro erano leader già in passato e non possono vantare grandi risultati per questo Paese. Per me, non sono i dibattiti o le promesse che fanno la differenza. La fiducia viene dai risultati raggiunti in questi anni".

I sondaggi dicono che lei può vincere le elezioni al primo turno. Ma come si sente quando ascolta gli slogan urlati in piazza che definiscono il suo partito, Russia Unita, come una formazione di ladri e malfattori?
"Queste sono frasi ad effetto, puri slogan. I loro capi sono stati al potere, hanno ricoperto cariche. Discutere in base a un linguaggio populista non è buona cosa. Non dicono mai niente che serva a risolvere i problemi".

Ma non crede che questo scambio ripetuto di incarichi al vertice tra lei e Medvedev dia vita ad una sorta di oligarchia politica e a un sistema bloccato?
"Senta, e allora Kohl, sedici anni al potere, cos'era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell'ambito della legge e della costituzione. Di che oligarchia andiamo parlando...".

Ma vediamo in concreto: lei nominerà Medvedev al suo posto come Primo Ministro?
"Sì, se sarò eletto, lui sarà il mio Premier".

Ma dove ha sbagliato Medvedev? Perché lei pensa di essere più adatto di lui alla presidenza della Russia, e di meritarsela di più?
"Ma quando mai ho detto una cosa simile? Noi abbiamo un accordo preciso, che si basa su questo: se i risultati della nostra opera sono buoni e le cose migliorano, noi dobbiamo valutare insieme serenamente chi ha più chance di essere eletto, e gode di maggior fiducia tra i cittadini. Cosa c'è di strano? Alla fine di quest'anno abbiamo visto che toccava a me perché il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2,4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l'esercito, risollevando perfino l'indice di natalità, problema di tutta l'Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura".

Ma lei pensa di ricandidarsi anche per il prossimo mandato, rimanendo al potere addirittura 24 anni?
"Se alla gente va bene, perché no? Ma in realtà non lo so, non ci ho proprio pensato".

Lei ha il consenso delle campagne e della periferia, ma la nuova classe media urbana, quella delle grandi città, aperta alle nuove tecnologie e alla modernizzazione del Paese vuole cambiare ed è contro di lei. Cosa risponde?
"Siete proprio sicuri che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell'agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico".

Parlando con i leader degli oppositori, si avverte il timore che lei dopo il voto possa avere la tentazione di una prova di forza contro il dissenso. Cos'ha da dire?
"Ma di che hanno paura? Perché dovrei farlo, se stiamo agendo esattamente in senso contrario? La nostra strategia è quella del dialogo. Del resto anche Medvedev ha presentato una legge per rinnovare e aprire il sistema politico, rendendo più facile la nascita di nuovi partiti e introducendo nuovi criteri per le elezioni della Duma. Quindi non capisco da dove nascano questi timori".

Nascono dalle denunce di brogli e falsificazioni alle ultime elezioni politiche. Lei minimizza, ma non crede che questi episodi gettino un'ombra sul sistema di potere russo?
"Non so, ma esiste una legge: rivolgersi al tribunale. In passato è successo, gruppi di persone si sono rivolti alla giustizia e i risultati sono stati modificati. Ad esempio a San Pietroburgo".

Ma quando un leader dell'opposizione come Aleksej Navalnyj denuncia sul suo sito la marcia della corruzione attraverso la Russia, tema sensibilissimo, lei cosa ne pensa?
"Molte persone anche nelle alte sfere del potere sono stati inquisiti e processati. Però bisogna avere le prove, deve esserci un processo. Non faremo mettere in galera la gente se non esistono riscontri indiscutibili sulla loro colpevolezza. È uno sport che nel passato del nostro Paese si è praticato troppo, e ha fatto molte vittime innocenti coi processi sommari. Non lo ripeteremo".

La corruzione sembra dilagare soprattutto nei quadri intermedi, non nel vertice. Perché?
"Ripeto, ogni caso va dimostrato in un libero tribunale. Navalnyj? Anche un suo consigliere ha avuto problemi per abuso in atti d'ufficio. Ma voglio dire che scoprire casi di corruzione corrisponde sempre all'interesse dello Stato. Quello che non mi piace è che tutto questo venga usato a fine politico".

Perché non rivelate i vostri redditi come in Occidente? Negli Usa un candidato deve addirittura quasi calarsi i pantaloni. Da voi?
"Calarsi i pantaloni, forse, darebbe qualche impulso al voto. Ma non è necessario. Noi abbiamo tutto a posto, non vi preoccupate, e già diciamo quanto guadagniamo".

Lei pensa che il peggio della crisi economico-finanziaria sia passato? E appoggia l'austerità di Merkel e Sarkozy o crede più utile puntare sulla crescita?
"Non so rispondere. Ma penso che per superare davvero la crisi bisogna affrontare i fondamentali, che sono l'overproduzione e la saturazione dei mercati. Ci vuole un cambio di priorità, passare dalla finanza all'economia reale. Non voglio dare giudizi su Merkel e Sarkozy, so che la situazione è molto difficile, e al loro posto avrei forse scelto la stessa politica. Non si può superare un burrone in due balzi, bisogna farlo con un salto solo. Basta però non esagerare con l'imposizione della disciplina economica e della rigidità, se no si arriva al collasso e alla stagnazione. C'è una sottile frontiera che dobbiamo stare attenti a non varcare. Se i bond europei potranno aiutare, noi saremo d'accordo, così come se la Bce dovesse fare emissioni per contrastare il debito. Noi comunque daremo una mano, nel limite delle nostre possibilità".

Quale pensa sarà il futuro della Ue e dell'euro?
"Il nostro maggior partner commerciale è l'area euro, arriva al 50 per cento. Ecco perché siamo molto interessati alla crescita della Ue e al suo risanamento e ci auguriamo che l'euro mantenga le sue posizioni. Non dimenticate che il 40 per cento delle riserve della Russia è in euro".

C'è molta preoccupazione in Occidente per ciò che succede in Siria. Le armi usate sono russe, nell'ultimo mese sono morte centinaia di persone. Come si pone lei il problema di fermare questa violenza?
"La gente guarda la Siria coi vostri occhi, ciò che voi mostrate sui giornali e in tv. C'è un conflitto civile armato, e il nostro obiettivo non è di aiutare governo o opposizione armata, ma di arrivare ad una pacificazione. Non voglio che si ripeta la Libia. Ve la ricordate quell'esecuzione medievale di Gheddafi? E dopo? Donne violentate a centinaia, bambini che muoiono, gente che soffre. Lo avete scritto? Troppo poco. Noi non vogliamo che in Siria succeda niente di simile. Quanto alle armi, il nostro interesse non è più alto di quello che può avere la Gran Bretagna, Non abbiamo con la Siria nessun rapporto speciale, ma vogliamo costringere entrambe le parti a fermare la violenza".

Perché non avete firmato la risoluzione dell'Onu sulla Siria?
"Ma voi l'avete letta? Io sì. C'è scritto che bisogna portare via le truppe governative dai villaggi dove si trovano. Ma perché non dire che deve ritirarsi anche l'opposizione armata? Così Assad non avrebbe mai accettato. Facciamo sedere le parti ad un tavolo, apriamo le trattative, questa è la strada".

Ma lei crede che Assad dopo tutto questo possa restare al potere?
"Non lo so, sono le parti che si devono mettere d'accordo. Con gli sforzi congiunti di Unione Europea, Stati Uniti e Russia possiamo farcela. Una cattiva pace è sempre meglio di una buona guerra".

Cosa pensa delle minacce iraniane nei confronti di Israele?
"Stiamo parlando di una regione esplosiva, discorsi troppo bellicosi in quell'area possono essere molto pericolosi. Ma l'Iran ha diritto ad avere un suo nucleare civile, certo sotto il pieno controllo delle organizzazioni internazionali e dell'Aiea".

Se l'Iran verrà attaccato, che farà la Russia?
"Per anni, e negli ultimi dieci in particolare, la Russia ha avuto una posizione precisa. I nostri soldati non escono dalle frontiere della Russia, e questa è una impostazione ferma, di principio, per la pace. Negli ultimi dieci anni si è ricorsi troppo spesso all'uso della forza per risolvere i conflitti internazionali. E questo lascia un'impronta negativa nelle relazioni tra Stati, e spinge certi Paesi a cercare l'arma nucleare come strumento di difesa".

Come sono i rapporti con gli Usa?
"Proprio in questa sala ho visto Obama due anni fa. Mi è sembrato franco e sincero, e molte cose che diceva sono le stesse che penso io. Io non so se riuscirà nei suoi intenti, ma non si può dire che i nostri rapporti non siano buoni. Le discussioni sullo scudo stellare? Le ho avute anche con Bush. Noi non vogliamo che lo scudo ci minacci, loro dicono che è orientato solo verso sud, noi chiediamo che ce lo mettano per scritto: loro dicono che ci dobbiamo fidare. Ecco la questione".

Lei è stato amico molto stretto con Silvio Berlusconi, costretto a dimettersi dal calo di fiducia e di consenso. Cosa pensa dei primi mesi del suo successore Mario Monti?
"Di Berlusconi non 'ero' amico, lo sono sempre. Monti mi sembra che stia facendo tutto bene, assolutamente. Certo, il suo compito è molto difficile. Il primo ministro italiano è un kamikaze. I compiti che devono affrontare i leader dell'Italia e della Grecia possono essere svolti solo da persone che non hanno ambizioni politiche per il futuro, uomini responsabili, che amano il loro Paese, professionisti. Monti mi sembra una persona molto capace e tenace, me lo ha detto proprio Silvio ieri, aggiungendo di avere molto rispetto per lui. Ha aggiunto: lo aiuteremo".

Un'ultima domanda personale. Sua moglie non si vede da molto tempo: come mai?
"Mia moglie non è un personaggio pubblico. Quando lo sei, devi avere a che fare con i mass media, che non sono sempre delicati. Mia moglie e la mia famiglia non fanno politica, non fanno business, io voglio che le cose restino così, anche per la loro sicurezza".

Qualche grave errore che si rimprovera in questi dodici anni di potere?
"Sbagli sì, tanti errori di valutazione. Ma un errore veramente grave non riesco a vederlo".

L'intervista è finita. Putin guarda l'orologio, si fa portare due fette di pane dopo il dessert e il tè e saluta: il corteo di auto nere lo porta a giocare a hockey con le sue guardie del corpo, qui vicino, mentre ormai è notte intorno alla dacia del potere.

(02 marzo 2012)