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venerdì 19 agosto 2011

Artico, la Russia passa a nord-est

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Una rotta sempre più promettente e la geopolitica dei ghiacci. Mosca gonfia i muscoli

L'ultimo record di velocità è stato stabilito dalla Sti Heritage, una nave cisterna che trasportando 61mila tonnellate di gas condensato ci ha messo solo otto giorni a percorrere il Passaggio a nord-est (Northern Sea Route), cioè la rotta che dal mare del Nord arriva all'oceano Pacifico attraversando il mare Glaciale Artico.
È un percorso reso ancora più promettente (e praticabile) dal global warming, con il progressivo scioglimento dei ghiacci e la maggiore navigabilità che ne consegue. Riduce di circa 4mila miglia nautiche la tradizionale rotta in direzione ovest, che passa attraverso il canale di Panama.
Quanto al flusso di merci, i quantitativi sono ancora irrisori. Ogni anno passano attraverso la Northern Sea Route tre milioni di tonnellate di merci, che diventeranno cinque nel 2012. Giusto per fare un paragone, nel canale di Suez ne sono passati 57 milioni nel solo mese di aprile 2011. Ma si calcola che entro il 2030, la rotta artica potrebbe raggiungere 85 milioni di tonnellate.

L'apertura di nuove rotte ha storicamente determinato cambiamenti politico-culturali e spostato il baricentro del mondo. Anche in questo caso, la graduale apertura del grande nord a una sempre più accentuata presenza umana, l'accesso alle risorse artiche e l'abbattimento dei tempi di viaggio, hanno inevitabili conseguenze. Nella fattispecie, il controllo della Northern Sea Route è ambita per ragioni economiche e strategiche.
A fare la parte del leone è la Russia, lambita per circa 10mila miglia delle sue coste settentrionali dal Passaggio a nord-est. Esiste un organismo multilaterale, l'Arctic Council, di cui fanno parte gli otto Paesi che si affacciano sul circolo polare: Canada, Russia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Usa, Svezia e Finlandia (più le comunità indigene, ma solo in qualità di "osservatori": e questo è un altro discorso). È in quella sede che si dovrebbero risolvere le controversie .

Ma Mosca ha un atteggiamento più assertivo: si concepisce infatti primus inter pares in quanto ha la più ampia fetta di territorio che confina con l'Artico. Per quanto riguarda i diritti di sfruttamento e navigazione delle terre polari, la Russia si è rifatta per tutto il Novecento alla "teoria dei settori", formulata per la prima volta dal Canada (non a caso, l'altro grande Paese che ha migliaia di chilometri di costa settentrionale). In pratica, si applica la geometria sferica alla superficie terrestre: il "settore" è una fetta triangolare di Artico che ha come base la costa nord di uno Stato polare e come lati i due meridiani più a est e a ovest dello Stato stesso, su fino al Polo Nord. Tutte le terre, le acque e i fondali contenuti in questa "fetta", sarebbero di sfruttamento esclusivo dello Stato in questione.

Questa teoria si opponeva a quelle congiunte di "occupazione effettiva" e "mare liberum" - in pratica, chi primo arriva si aggiudica le terre, il mare resta a disposizione di tutti - che favoriva Stati tecnologicamente più avanzati della Russia (come la Norvegia e gli Usa) che, soprattutto a inizio Novecento, potevano contare sulle spedizioni di aerei e dirigibili. Stati, che per altro, avrebbero avuto una fetta più piccola di "torta artica".
Oggi, Mosca aggiorna la vecchia teoria con una venatura scientifica, sostenendo che l'area a nord delle sue coste è di fatto la continuazione della piattaforma continentale russa. Prova ne sia la "dorsale di Lomonosov" una catena montuosa sottomarina che arriva fino al Polo.
Tagliando corto con le disquisizioni geografiche, Mosca ha chiarito le proprie intenzioni quando nel 2007 un sommergibile ha piantato sul fondale marino la bandiera russa, nell'esatto punto in cui si ritiene ci sia il Polo Nord geografico.

Per puntellare le proprie rivendicazioni, Mosca deve però investire lungo tutta la costa nord, in alcune delle regioni più depresse della Federazione. Ci vogliono i rompighiaccio: nel budget russo 2012 ne è già stato inserito uno a propulsione nucleare, mentre entro in 2015 ne verranno costruiti 25 con motori diesel. Ci vogliono anche infrastrutture a terra: si svilupperà quindi il porto di Amderma, nel Circondario Autonomo dei Nenec (Oblast' di Arcangelo) e se ne costruirà uno nuovo di zecca nella penisola di Yamal, quasi a metà percorso.
Mosca dichiara sempre di voler risolvere tutte le questioni aperte secondo accordi multilaterali. Ma aggiunge anche che non recederà dai propri interessi.

La nuova corsa all'Artico di Putin ha del resto l'appoggio quasi incondizionato delle popolazioni che vivono sulla costa settentrionale: non è solo orgoglio patrio, ma un'occasione di sviluppo per regioni finora note quasi esclusivamente per gli alti tassi di povertà, alcolismo, e per i gulag.

Gabriele Battaglia

domenica 7 agosto 2011

A Mosca il diritto di esplorare alcuni dei maggiori depositi di rame e oro del mondo

Articolo tratto da "Asia News" (http://www.asianews.it)


L’Onu concede alla Russia i giacimenti sul fondo dell’Oceano Atlantico. Per il Cremlino un successo soprattutto “geopolitico”.

Mosca (AsiaNews) – La Russia ha ottenuto dall’Onu il diritto a esplorare alcuni dei maggiori depositi ancora non sfruttati di rame e oro nel fondo dell’Oceano Atlantico. A riferirlo il 5 agosto è il quotidiano Kommersant, che parla di “successo” non solo economico, ma anche “geopolitico” per Mosca. Si stima che i giacimenti sul letto dell’Atlantico abbiano riserve da 5 a 10 volte superiori rispetto ai campi onshore.

“Lo sviluppo del fondo oceanico è un vasto progetto geopolitico per proteggere gli interessi russi come Stato leader nelle materie prime”, dichiara al giornale una fonte del ministero russo degli Esteri. La stessa fonte spiega che il Cremlino ha accelerato i suoi sforzi per ottenere i diritti sui depositi dell’Atlantico, dopo che la Cina l’anno scorso ha presentato una richiesta ufficiale alle Nazioni Unite per esplorare la dorsale dell’Oceano Indiano.

Gli investimenti per l’esplorazione della zona situata vicino alla linea equatoriale potrebbero aggirarsi intorno ai 20-43 milioni di dollari nei prossimi cinque anni, fa sapere Darya Vasilevskaya del ministero delle Risorse naturali. “Nella sezione russa (dell’Oceano) - ricorda Sergeo Andreyev, vice capo del Dipartimento risorse geologiche e minerarie dell’Oceano presso l’Istituto di ricerca oceanologica di Russia – sono stati trovati sei campi”. La media del rame contenuto nel minerale di ferro dei depositi onshore è di circa l’1%, mentre offshore la percentuale sale al 2,5-10%, aggiunge l’esperto.

In mancanza di know-how e attrezzature necessarie all’esplorazione, la Russia dovrà attrarre partner stranieri nel progetto. Il più probabile - ipotizza una fonte del ministero delle Risorse naturali - è la canadese Nautilus Minerals, in cui l’oligarca vicino al Cremino, Alisher Usmanov, detiene il 20% delle azioni.

La Russia sta preparando una richiesta per l’esplorazione di giacimenti di cobalto, ferro e manganese nel letto dell’Oceano Pacifico. Richiesta che l’Onu valuterà il prossimo anno. (N.A.)

martedì 2 agosto 2011

Russia, Putin critica gli Usa: 'Parassiti dell'economia globale'

Non sono mai stato un sostenitore dell'US way of living, ma non condivido un giudizio così tranchant dato poi da Putin che non è esattamente un campione di democrazia.
Tuttavia è la notizia del giorno, a mio modesto avviso, e quindi andava riportata.

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)



Gli Stati Uniti gestirebbero la finanza in modo poco responsabile, secondo il premier russo

Il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha accusato gli Stati Uniti di vivere al di là dei propri mezzi, "come un parassita" dell'economia globale che minaccia i mercati finanziari. Parlando al gruppo giovanile filo-governativo Nashi sulle rive del lago Selinger, a 400 km a nord di Mosca, Putin ha accusato Washington di "trasferire una parte del peso dei suoi problemi sull'economia mondiale".

L'accordo raggiunto negli Stati Uniti sul debito pubblico ha placato le preoccupazioni, ma non il nervosismo che accompagna la possibilità, ancora esistente, di una svalutazione del credito. "Grazie a Dio - ha detto Putin - hanno avuto abbastanza buon senso e responsabilità per prendere una decisione equilibrata". Ma, ha ricordato il premier russo, Paesi come la Cina e la Russia possiedono una larga parte dei titoli di Stato e del tesoro americani: "Una disfunzione sistemica negli Stati Uniti si ripercuoterebbe su tutti".