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sabato 24 settembre 2011

Medvedev candida Putin al Cremlino "Accetto, per me è un grande onore"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

RUSSIA

Scambio di ruoli nel tandem blindato della leadership russa. L'attuale presidente lancia di nuovo il suo predecessore per le presidenziali del 2012. E l'ex dirigente del Kgb potrebbe ora restare al potere fino al 2024, grazie alla riforma costituzionale

MOSCA - Formalmente ha lasciato il Cremlino per 4 anni ma sta per riprenderselo per tenerlo a lungo: l'attuale premier ed ex presidente Vladimir Putin si candiderà alle prossime elezioni presidenziali di marzo 2012. Una soluzione politica scontata, annunciata con notevole anticipo rispetto ai tempi di Mosca. E questa volta, grazie alla riforma costituzionale, il mandato di Putin non sarà di 4 ma di 6 anni, con la possibilità di ricandidarsi anche nel 2018.

All'invito dell'attuale capo di stato russo, Dmitri Medvedev, che gli chiedeva di correre il prossimo marzo ha risposto: "Sì, è un enorme onore". Medvedev a sua volta lascerà la presidenza e guiderà la lista del partito Russia Unita, il cui attuale leader è Putin, e se vincerà alle legislative del 4 dicembre - secondo Putin - prenderà anche le redini del governo.

La longevità politica dell'ex agente del Kgb è ormai una costante nel panorama politico russo: l'attuale premier era stato premier sotto Boris Eltsin, poi presidente facente funzioni durante la malattia del suo predecessore dal 31 dicembre 1999: fu eletto presidente della Federazione russa dal 2000, riconfermato in carica nelle elezioni del 14 marzo 2004.

Sulle elezioni del 2012 Dmitri Medvedev e Vladimir Putin per un lungo periodo hanno taciuto e non hanno annunciato la loro posizione. Era corsa più di una voce che i due non si fossero ancora accordati e che Medvedev fosse restio a lasciare il Cremlino. Sarebbe invece
stato un ritardo tecnico per una "questione di opportunità politica" ha detto Putin. "La scelta è per voi, per tutto il popolo" ha detto l'attuale premier parlando al congresso che si tiene oggi a Mosca allo stadio Luzhniki, particolarmente gremito per l'occasione. Altre voci davano Medvedev ormai fuori dai giochi, ma la giornata smentisce anche queste ultime.

Il compito di Medvedev è ora di guadagnare i consensi dell'elettorato moderatamente liberale: voti necessari per il partito Russia unita che i sondaggi indicano ormai slittato dal 60% a sotto il 45% negli ultimi mesi.

Il doppio annuncio, in realtà, non solo conferma il destino del tandem, ma rappresenta un passo dovuto - e notevolmente anticipato - per strizzare un occhio agli investitori che ormai da mesi avevano congelato il proprio interesse nell'economia del Paese in attesa di una chiarificazione sul futuro. Non a caso il super-candidato pone oggi come primo obiettivo economico per il Paese di riportare la crescita al 6-7%. Nonchè il riarmo dell'esercito e della flotta. Poi aggiunge: "il motore chiave dello sviluppo deve essere il business russo".

Quello annunciato oggi davanti ad oltre 11 mila delegati, nel blindatissimo palazzetto dello sport vicino allo stadio Luzhniki, appare come un accordo di ferro, maturato forse sin dal 2008, quando Putin fu costretto a lanciare il suo delfino Medvedev al Cremlino perché la costituzione gli vietava un terzo mandato consecutivo. Problema risolto: Putin, una volta eletto presidente, potrà contare su un mandato allungato da quattro a sei anni e si potrà ricandidare anche nel 2018, arrivando così fino al 2024: un quarto di secolo al potere.

(24 settembre 2011) © Riproduzione riservata

mercoledì 7 settembre 2011

Russia, inaugurato il gasdotto baltico che rifornirà la Germania

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Il Nord Stream mira a ridurre la dipendenza russa dai condotti ucraini dopo le tensioni tra i due Paesi sul rifornimento di gas naturale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha inaugurato il gasdotto Nord Stream, che trasporterà gas naturale alla Germania passando attraverso il Mar Baltico. Il nuovo condotto dovrebbe dimiuire la dipendenza della Russia dalle vie ucraine, chiuse nel 2008 durante un braccio di ferro tra Mosca e Kiev. Al momento, l'80 per cento delle esportazioni di gas della Russia all'Europa devono passare attraverso il territorio ucraino.

La Germania inizierà a ricevere il gas entro qualche settimana e l'attivazione ufficiale del gasdotto sarà accompagnata da una visita del presidente Dmitry Medvedv a Berlino in novembre.


Il Nord Stream, costato 8,8 miliardi di euro, è formato da due gasdotti che saranno in grado di trasportare, entro il 2013, almeno 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Il condotto è lungo 1,224 chilometri e collega Vyborg, nel nord-ovest della Russia, a Sassnitz, nella Germania nord orientale.

venerdì 19 agosto 2011

Artico, la Russia passa a nord-est

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Una rotta sempre più promettente e la geopolitica dei ghiacci. Mosca gonfia i muscoli

L'ultimo record di velocità è stato stabilito dalla Sti Heritage, una nave cisterna che trasportando 61mila tonnellate di gas condensato ci ha messo solo otto giorni a percorrere il Passaggio a nord-est (Northern Sea Route), cioè la rotta che dal mare del Nord arriva all'oceano Pacifico attraversando il mare Glaciale Artico.
È un percorso reso ancora più promettente (e praticabile) dal global warming, con il progressivo scioglimento dei ghiacci e la maggiore navigabilità che ne consegue. Riduce di circa 4mila miglia nautiche la tradizionale rotta in direzione ovest, che passa attraverso il canale di Panama.
Quanto al flusso di merci, i quantitativi sono ancora irrisori. Ogni anno passano attraverso la Northern Sea Route tre milioni di tonnellate di merci, che diventeranno cinque nel 2012. Giusto per fare un paragone, nel canale di Suez ne sono passati 57 milioni nel solo mese di aprile 2011. Ma si calcola che entro il 2030, la rotta artica potrebbe raggiungere 85 milioni di tonnellate.

L'apertura di nuove rotte ha storicamente determinato cambiamenti politico-culturali e spostato il baricentro del mondo. Anche in questo caso, la graduale apertura del grande nord a una sempre più accentuata presenza umana, l'accesso alle risorse artiche e l'abbattimento dei tempi di viaggio, hanno inevitabili conseguenze. Nella fattispecie, il controllo della Northern Sea Route è ambita per ragioni economiche e strategiche.
A fare la parte del leone è la Russia, lambita per circa 10mila miglia delle sue coste settentrionali dal Passaggio a nord-est. Esiste un organismo multilaterale, l'Arctic Council, di cui fanno parte gli otto Paesi che si affacciano sul circolo polare: Canada, Russia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Usa, Svezia e Finlandia (più le comunità indigene, ma solo in qualità di "osservatori": e questo è un altro discorso). È in quella sede che si dovrebbero risolvere le controversie .

Ma Mosca ha un atteggiamento più assertivo: si concepisce infatti primus inter pares in quanto ha la più ampia fetta di territorio che confina con l'Artico. Per quanto riguarda i diritti di sfruttamento e navigazione delle terre polari, la Russia si è rifatta per tutto il Novecento alla "teoria dei settori", formulata per la prima volta dal Canada (non a caso, l'altro grande Paese che ha migliaia di chilometri di costa settentrionale). In pratica, si applica la geometria sferica alla superficie terrestre: il "settore" è una fetta triangolare di Artico che ha come base la costa nord di uno Stato polare e come lati i due meridiani più a est e a ovest dello Stato stesso, su fino al Polo Nord. Tutte le terre, le acque e i fondali contenuti in questa "fetta", sarebbero di sfruttamento esclusivo dello Stato in questione.

Questa teoria si opponeva a quelle congiunte di "occupazione effettiva" e "mare liberum" - in pratica, chi primo arriva si aggiudica le terre, il mare resta a disposizione di tutti - che favoriva Stati tecnologicamente più avanzati della Russia (come la Norvegia e gli Usa) che, soprattutto a inizio Novecento, potevano contare sulle spedizioni di aerei e dirigibili. Stati, che per altro, avrebbero avuto una fetta più piccola di "torta artica".
Oggi, Mosca aggiorna la vecchia teoria con una venatura scientifica, sostenendo che l'area a nord delle sue coste è di fatto la continuazione della piattaforma continentale russa. Prova ne sia la "dorsale di Lomonosov" una catena montuosa sottomarina che arriva fino al Polo.
Tagliando corto con le disquisizioni geografiche, Mosca ha chiarito le proprie intenzioni quando nel 2007 un sommergibile ha piantato sul fondale marino la bandiera russa, nell'esatto punto in cui si ritiene ci sia il Polo Nord geografico.

Per puntellare le proprie rivendicazioni, Mosca deve però investire lungo tutta la costa nord, in alcune delle regioni più depresse della Federazione. Ci vogliono i rompighiaccio: nel budget russo 2012 ne è già stato inserito uno a propulsione nucleare, mentre entro in 2015 ne verranno costruiti 25 con motori diesel. Ci vogliono anche infrastrutture a terra: si svilupperà quindi il porto di Amderma, nel Circondario Autonomo dei Nenec (Oblast' di Arcangelo) e se ne costruirà uno nuovo di zecca nella penisola di Yamal, quasi a metà percorso.
Mosca dichiara sempre di voler risolvere tutte le questioni aperte secondo accordi multilaterali. Ma aggiunge anche che non recederà dai propri interessi.

La nuova corsa all'Artico di Putin ha del resto l'appoggio quasi incondizionato delle popolazioni che vivono sulla costa settentrionale: non è solo orgoglio patrio, ma un'occasione di sviluppo per regioni finora note quasi esclusivamente per gli alti tassi di povertà, alcolismo, e per i gulag.

Gabriele Battaglia

domenica 7 agosto 2011

A Mosca il diritto di esplorare alcuni dei maggiori depositi di rame e oro del mondo

Articolo tratto da "Asia News" (http://www.asianews.it)


L’Onu concede alla Russia i giacimenti sul fondo dell’Oceano Atlantico. Per il Cremlino un successo soprattutto “geopolitico”.

Mosca (AsiaNews) – La Russia ha ottenuto dall’Onu il diritto a esplorare alcuni dei maggiori depositi ancora non sfruttati di rame e oro nel fondo dell’Oceano Atlantico. A riferirlo il 5 agosto è il quotidiano Kommersant, che parla di “successo” non solo economico, ma anche “geopolitico” per Mosca. Si stima che i giacimenti sul letto dell’Atlantico abbiano riserve da 5 a 10 volte superiori rispetto ai campi onshore.

“Lo sviluppo del fondo oceanico è un vasto progetto geopolitico per proteggere gli interessi russi come Stato leader nelle materie prime”, dichiara al giornale una fonte del ministero russo degli Esteri. La stessa fonte spiega che il Cremlino ha accelerato i suoi sforzi per ottenere i diritti sui depositi dell’Atlantico, dopo che la Cina l’anno scorso ha presentato una richiesta ufficiale alle Nazioni Unite per esplorare la dorsale dell’Oceano Indiano.

Gli investimenti per l’esplorazione della zona situata vicino alla linea equatoriale potrebbero aggirarsi intorno ai 20-43 milioni di dollari nei prossimi cinque anni, fa sapere Darya Vasilevskaya del ministero delle Risorse naturali. “Nella sezione russa (dell’Oceano) - ricorda Sergeo Andreyev, vice capo del Dipartimento risorse geologiche e minerarie dell’Oceano presso l’Istituto di ricerca oceanologica di Russia – sono stati trovati sei campi”. La media del rame contenuto nel minerale di ferro dei depositi onshore è di circa l’1%, mentre offshore la percentuale sale al 2,5-10%, aggiunge l’esperto.

In mancanza di know-how e attrezzature necessarie all’esplorazione, la Russia dovrà attrarre partner stranieri nel progetto. Il più probabile - ipotizza una fonte del ministero delle Risorse naturali - è la canadese Nautilus Minerals, in cui l’oligarca vicino al Cremino, Alisher Usmanov, detiene il 20% delle azioni.

La Russia sta preparando una richiesta per l’esplorazione di giacimenti di cobalto, ferro e manganese nel letto dell’Oceano Pacifico. Richiesta che l’Onu valuterà il prossimo anno. (N.A.)

martedì 2 agosto 2011

Russia, Putin critica gli Usa: 'Parassiti dell'economia globale'

Non sono mai stato un sostenitore dell'US way of living, ma non condivido un giudizio così tranchant dato poi da Putin che non è esattamente un campione di democrazia.
Tuttavia è la notizia del giorno, a mio modesto avviso, e quindi andava riportata.

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)



Gli Stati Uniti gestirebbero la finanza in modo poco responsabile, secondo il premier russo

Il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha accusato gli Stati Uniti di vivere al di là dei propri mezzi, "come un parassita" dell'economia globale che minaccia i mercati finanziari. Parlando al gruppo giovanile filo-governativo Nashi sulle rive del lago Selinger, a 400 km a nord di Mosca, Putin ha accusato Washington di "trasferire una parte del peso dei suoi problemi sull'economia mondiale".

L'accordo raggiunto negli Stati Uniti sul debito pubblico ha placato le preoccupazioni, ma non il nervosismo che accompagna la possibilità, ancora esistente, di una svalutazione del credito. "Grazie a Dio - ha detto Putin - hanno avuto abbastanza buon senso e responsabilità per prendere una decisione equilibrata". Ma, ha ricordato il premier russo, Paesi come la Cina e la Russia possiedono una larga parte dei titoli di Stato e del tesoro americani: "Una disfunzione sistemica negli Stati Uniti si ripercuoterebbe su tutti".

martedì 12 luglio 2011

Mosca, il jazz contro Putin la protesta di una radio

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

I conduttori di Radio 7, una delle più ascoltate della capitale, hanno proposto per due giorni quasi ogni ora Blueberry Hill suonata e cantata dall'uomo forte della Russia. Il mistero di una festa di beneficenza dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO

MOSCA - Un disco contro il potere. Un brano contro gli abusi. Dieci passaggi in 24 ore, al termine di ogni edizione del giornale radio. Una costante che si è trasformata in ossessione. Nella Russia post sovietica, quella incarnata da Vladimir Putin, ci sono varie forme per protestare senza dare nell'occhio ed evitare il duro intervento della polizia e dell'apparato dei servizi. Proteste per la censura, per la corruzione imperante, per le continue truffe. I conduttori di "Radio 7", una delle stazioni più ascoltate a Mosca, si è affidata all'ironia e per due giorni ha proposto, quasi ogni ora, le note di una canzone che qui ha fatto ascolto: Blueberry hill, forse la più celebre nella storia del jazz, scritta da Al Lewis e Larry Stock nel 1940 e musicata da Vincent Rose ma finita nel repertorio di tanti altri miti della musica: da Glenn Miller a Louis Armtrong, a Elvis Presley a Cliff Richard, fino agli stessi Led Zeppelin, Celentano e perfino Elton John.

Ma l'arrangiamento proposto dalla radio è quello suonato e cantato dal primo ministro e uomo forte della Russia del nuovo secolo. L'11 dicembre del 2010, Vladimir Putin aveva accettato di salire sul palco allestito nel salone di un grande hotel di San Pietroburgo durante una serata di beneficienza organizzata da "Federatiya", una Fondazione che si occupa di bambini afflitti da tumori. Una scelta generosa per una buona causa. La sala era gremita da star e personaggi dello spettacolo. Il presidente della Fondazione, Vladimir Kisselyov,
considerato "un amicone" di Vladimir Putin, aveva fatto le cose in grande: era riuscito a radunare nella città imbiancata e stretta da un gelo che sfiorava i 30 gradi sotto lo zero, attori e attrici come Sharon Stone, Mickey Rourke, Gerard Depardieu, Monica Bellucci. Putin sedeva al tavolo d'onore, a fianco di Ornella Muti. Conoscendo la sua passione per le bande rock e metallare, il gruppo che suonava ha chiesto al primo ministro di salire sul palco e di mettersi al piano. Lui ha accettato e prima di inziare a pigiare sui tasti in modo un po' impacciato si è scusato: "Come la maggior parte della gente non so né cantare né suonare, ma mi piacerebbe farlo". Applausi di incoraggiamento e poi giù con le prime note di Bluberry hill.

Tra l'entusiasmo crescente del pubblico, Putin ha anche afferrato il microfono e ha cantato senza steccare. Un vero successo. Lo sforzo, del resto, era dovuto. La serata puntava a raccogliere fondi per l'ospedale della città che da anni cura i bambini leucemici russi. Non solo: ce ne sono centinaia che arrivano da Kiev a causa delle radiazioni del disatro di Chernobyl. Ma i fondi raccolti, si parla di centinaia di migliaia di dollari, non sono mai giunti a destinazione. Spariti, inghiottiti nella voragine delle truffe che la Fondazione - si scopre ora - avrebbe messo a segno più volte in diverse occasioni. Vladimir Putin si era impegnato personalmente sulla destinazione dei soldi raccolti. Il caso è diventato pubblico dopo la denuncia della madre di una bambina ammalata che si era vista rifiutare le cure dall'ospedale per la mancanza di fondi. La direzione del nosocomio ha negato di averli ricevuti e tutta la storia è finita sulla rete. Interpellato, Putin ha fatto finta di niente: si è limitato a dire che la cosa riguardava la fondazione e gli ospedali destinatari dei fondi.

La truffa si è trasformata in beffa nei giorni scorsi: le strade di Mosca sono state invase da enormi cartelloni pubblicitari della stessa Fondazione, appesi sulle facciate dei palazzi, nei quali si annunciava per il weekend un nuovo concerto di beneficenza, con un megaschermo piazzato a Gorky park, e la partecipazione di star della musica e attori del calibro di Woody Allen e Sofia Loren. Per assistere agli show bastava pagare. Prezzi proibitivi, naturalmente: roba da 100 mila dollari a testa. Ma chi si tirerebbe indietro per una causa così nobile? Molti nuovi ricchi, ma anche meno ricchi, si sono collegati al sito della Fondazione e hanno fatto il loro bonifico. Per ore centinaia di spettatori paganti sono rimasti in ansia: non si sapeva se e dove si sarebbe tenuto il concerto; la stessa Fondazione sembra evaporata. Assieme ai miliardi di rubli raccolti. Molti hanno pensato all'ennesima truffa.

Venerdì e sabato, il silenzio del Cremlino e della Duma è stato interrotto dalle note, ossessive, di Blueberry hill mandate in onda da "Radio 7". Un modo di denunciare, con sottile ironia e una frustrazione compressa, il mancato impegno della promessa fatta sei mesi fa tra appalusi e grandi star. Quasi un'accusa di complicità, in uno scandalo che riguarda i più deboli: bambini ammalati da tumori alla tiroide e di leucemia. Solo nel tardo pomeriggio di sabato è stato confermato il concerto che si è tenuto con molte defezioni. Il ritardo è stato visto come fonte di imbarazzo per un caso che rischia di appannare l'immagine del primo ministro. "Ha cantato solo per farsi pubblicità e recuperare consenso", si leggeva tra i tantissimi commenti postati sul sito di "Radio 7". Arrangiato dal noto dj russo Smash, il brano è già diventato un mood. Viene cliccato e riproposto da migliaia di internauti. Tutti conoscono quelle note; sanno quando da chi e dove sono state suonate. Ma soprattutto perché.

(12 luglio 2011) © Riproduzione riservata

lunedì 11 luglio 2011

Russia, la nave affondata nel Volga era senza licenza e sovraccarica

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha proclamato una giornata di lutto nazionale e ha ordinato un'ispezione generale

La nave da crociera 'Bulgaria' affondata ieri nel Volga sarebbe stata priva di licenza di navigazione e sovraccarica.
Il vascello, costruito nel 1950, durante il naufragio avrebbe avuto a bordo 208 passeggeri contro i 140 consentiti.

Il presidente russo Dmitri Medvedev ha proclamato per domani una giornata di lutto nazionale in tutta la Russia che ha tristemente appreso, attraverso le parole del ministro delle Situazioni di emergenza Serghiei Shoigu che "dopo le immersioni dei sommozzatori, non c'è praticamente alcuna speranza di trovare sopravvissuti".

Medvedev ha poi ordinato una ispezione generale di tutti i mezzi di trasporto pubblico e ha assicurato che in futuro questi "ferri arrugginiti" non dovranno più essere usati nelle acque russe.

Intanto la Protezione civile ha dato il triste annuncio che sono stati recuperati 41 cadaveri; di questi 28 sono di donne, dieci di uomini, tre di bambini.

domenica 19 giugno 2011

Russia/ Chiude oggi Forum Pietroburgo, business russo in ...-2

Articolo tratto da Virgilio (http://notizie.virgilio.it)

Ieri firmato contratto con Francia per due navi Mistral

San Pietoburgo, 18 giu. (TMNews) - Ultimo giorno per il Forum Economico di San Pietroburgo, che chiude oggi con il faccia-a-faccia sul Baltico tra il pesidente russo Dmitri Medvedev e José Luis Rodríguez Zapatero, segno di un inteesse crescente di Mosca per l'economia spagnola. Il capo di governo giunto da Madid incontra il leader del Cremlino nella mattina. Seguirà una tavola rotonda di businessman ispanici con il presidente russo. Sempre a livello di capi di stato, in lista per gli interventi conclusivi compaiono anche la leader finlandese Tarja Halonen e il kazako Nursultan Nazarbajev.

Ieri la Russia ha lanciato il suo annunciatissimo fondo sovrano, voluto da Medvedev e destinato a finanziare la modernizzazione del paese. Il fondo verrebbe alimentato in parte da fondi esteri. L'iniziativa si pone tuttavia sullo sfondo di un fenomeno preoccupante: il paese si trova di fronte a un'accelerazione delle uscite di capitali. Nei primi cinque mesi dell'anno sono stati sfiorati i 35 miliardi, quasi il totale dell'intero 2010.

Sullo specchio d'acqua del Baltico si riflette l'economia russa. Con le sue difficolta' ad aprirsi al business internazionale e contemporaneamente i suoi sforzi per farlo. Il vero problema sembra essere quello delle presidenziali 2012, per le quali non c'e' ancora un candidato ufficiale: molti investitori vivono nel dubbio di un possibile ritorno di Vladimir Putin al Cremlino, mentre sull'eventuale candidatura di Medvedev, la certezza ci sara' solo in autunno. Una delle più grandi banche Usa Goldman Sachs Group, intanto, consiglia ai suoi clienti di non ritardare le decisioni di investire in Russia, prima delle elezioni presidenziali del marzo 2012.

Ieri Russia e Francia hanno firmato un contratto per la fornitura di due navi portaelicotteri leggere di classe Mistral. Un risultato modesto rispetto alle previste 4 navi, ma comunque un risultato. Oggi Medvedev ha parlato a favore della "soppressione delle restrizioni al collocamento e alla circolazione dei titoli azionari russi all'estero". Ha anche detto che nel mese di ottobre si terrà il prossimo workshop del consiglio di consulenza internazionale, dove saranno presentate idee e suggerimenti per lo sviluppo delle Centro Finanziario Internazionale nella Federazione russa.

Sempre nell'ottica dell'internazionalizzazione, il magnate Viktor Velkseberg, in qualita' di responsabile per il polo tecnologico russo in fieri a Skolkovo, e' uno dei protagonisti dell'ultima giornata del Forum. Oggi e' stato annunciato un accordo per costruire un centro di ricerca Ibm a Skolkovo. Mentre il colosso del nucleare civile russo Rosatom e Royal Philips Electronics intendono creare in Russia un centro per l'energia nucleare.

sabato 28 maggio 2011

Georgia, rivoluzione inopportuna

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Soffocata nel sangue la 'rivoluzione d'argento' contro il regime filo-americano di Mikheil Saakashvili. La diplomazia occidentale non condanna l'uso della forza contro i manifestanti di Tbilisi, in maggioranza anziani pensionati: "La protesta impediva la

Non tutte le rivoluzioni escono col buco. Quelle contro i regimi amici degli Stati Uniti hanno il brutto vizio di venire brutalmente stroncate sul nascere, nel silenzio della stampa occidentale. E' successo a marzo nell'Azerbaigian di Ilham Aliyev. E' successo di nuovo ieri nella Georgia di Mikheil Saakashvili.

Da giorni migliaia di georgiani protestavano nel centro della capitale Tbilisi, chiedendo le dimissioni del presidente 'Misha', accusato di ignorare il progressivo impoverimento della popolazione - afflitta da crescente disoccupazione, aumenti prezzi e tagli alle pensioni e ai servizi sociali - e di governare in maniera sempre più autoritaria e repressiva. C'erano molti giovani, studenti e disoccupati, decisi a imitare le rivoluzioni arabe, ma soprattutto molti anziani pensionati dai capelli bianchi, tanto che i giornali hanno parlato di 'rivoluzione d'argento'.

Mercoledì i dimostranti si erano radunati davanti al parlamento occupando Viale Rustaveli, decisi a impedire la tradizionale parata militare dell'indomani, Giorno dell'Indipendenza. Poco dopo la mezzanotte, centinaia di poliziotti antisommossa appoggiati da blindati hanno attaccato il presidio da due lati, senza lasciare scampo ai manifestanti, sparando granate fumogene e proiettili di gomma a distanza ravvicinata e picchiando selvaggiamente persone già a terra, anche anziane (video). Decine i feriti, centinaia gli arrestati. Un'auto del convoglio della leader dell'opposizione Nino Burjanadze, in fuga dalle cariche, ha travolto un agente e un dimostrante, uccidendoli.

La pioggia notturna ha ripulito il sangue dal selciato di Viale Rustaveli, su cui poche ore dopo hanno sfilato colonne di carri armati e truppe dell'esercito georgiano - tutti mezzi e armi forniti dagli Stati Uniti - sotto lo sguardo marziale del presidente Saakashvili. ''Ogni cittadino ha libertà di esprimersi e di protestare - ha dichiarato dal palco - ma i fatti di questi giorni non hanno nulla a che vedere con questa libertà: sono provocazioni orchestrate all'estero, secondo un copione scritto fuori dalla Georgia, dal nostro nemico e occupante''. Il riferimento esplicito è alla Russia, le cui forze armate stanziano nelle repubbliche separatiste di Abkhazia e Sud Ossezia (quest'ultima al centro della breve guerra Russo-Georgiane dell'agosto 2008, scatenata e persa da Saakashvili).

La brutale repressione poliziesca della 'rivoluzione d'argento' aveva ottenuto l'implicito via libera da parte dei rappresentanti diplomatici dei governi occidentali a Tbilisi.
Mercoledì, parlando ai giornalisti, l'ambasciatore americano John Bass aveva dichiarato: ''Sono preoccupato dal fatto che tra i manifestanti vi siano elementi più interessanti allo scontro violento che alla protesta pacifica'', ha dichiarato l'ambasciatore americano John Bass.
''Hanno il diritto di manifestare, ma la protesta deve cessare entro domani perché non hanno il diritto di impedire una parata ufficiale'', parola dell'ambasciatore francese Eric Fournier.

L'ex alleata di Saakashvili e oggi leader dell'opposizione, Nino Burjanadze - tutt'altro che filorussa - ha smentito ogni sostegno da parte di Mosca, affermando che ''l'azione punitiva'' di mercoledì notte non fermerà il corso della ''rivoluzione democratica'' georgiana.
Ma l'Occidente non sembra proprio interessato a sostenere un altro cambio di regime in Georgia dopo quello ottenuto nel 2003 con la 'rivoluzione delle rose' che ha portato al potere il fido Saakashvili: soggetto tutt'altro che democratico, ma molto attento agli interessi politici ed economici occidentali.

Enrico Piovesana

martedì 26 aprile 2011

Chi decide il futuro della Russia

La Stampa, 26/4/2011 (http://www.lastampa.it)

MARK FRANCHETTI*

Gli esperti politici di Mosca sono unanimi. A meno di un anno dalle prossime elezioni presidenziali in Russia vi è una crescente spaccatura tra il potente primo ministro Vladimir Putin e l'uomo da lui scelto come suo successore tre anni fa, il presidente Dmitry Medvedev.

Ogni dichiarazione pubblica dei due uomini viene accuratamente analizzata cercando la prova della crescente tensione che molti credono stia montando attorno al thriller politico che tiene la Russia con il fiato sospeso: chi sarà il prossimo Presidente del Paese. Prima Putin ha liquidato i bombardamenti sulla Libia da parte dell'Occidente come una crociata.

Medvedev, senza menzionare il premier, ha subito criticato l'uso del termine «crociata». Poi il Presidente ha chiesto di porre fine immediatamente alla pratica consolidata di nominare personaggi di spicco del Cremlino e del governo nei consigli di amministrazione delle più grandi società energetiche statali russe. Dato che si riferiva ad alcune delle persone più vicine a Putin, i guru politici moscoviti hanno iniziato ad ansimare per l'eccitazione. «E' guerra», ha concluso uno di loro. Infine, solo pochi giorni fa, Medvedev ha annunciato che la decisione sulla presidenza a lui o a Putin dovrebbe essere presa presto, dato che rimane poco tempo. In quello che molti hanno interpretato come un rimprovero, il premier il giorno dopo ha detto che tutti questi discorsi sono prematuri e controproducenti.

Semplice perciò. Secondo molti la più grande notizia dalla Russia è che la relazione tra i due leader del Paese, il mentore e il principe ereditario, si sta guastando nel confronto su chi dovrebbe prendere il timone.

Io resto profondamente scettico. Non vi è dubbio che le élite politiche del Paese stiano attendendo con ansia di sapere chi sarà il loro prossimo Presidente. L'incertezza non fa bene agli affari. E certo c'è molta tensione tra le squadre dei due leader - perché entrambe ritengono che il loro boss sia il numero uno. Sarebbe anche comprensibile che Medvedev, il quale deve il suo ruolo di Presidente a Putin, provasse un senso di rivalità verso il suo mentore, nel suo intimo almeno. Più a lungo rimane al potere e più si sente legittimato, sicuro di sé e pronto ad affrancarsi dall'ombra di Putin.

Sono anche certo che Medvedev vuole disperatamente avere un secondo mandato. E il Presidente è sinceramente convinto di essere l'uomo capace di rendere la Russia più liberale, democratica e meno corrotta. Ma tutto questo non cambia un fatto molto semplice. Dicono che la Russia sia follemente complessa da capire o, come disse Winston Churchill, «la Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma». Non è così. Solo un uomo ha l'ultima parola su chi sarà il Presidente della Russia, Vladimir Putin. Il premier e il Presidente possono avere le loro differenze, ma si rispettano profondamente. Come Putin ha detto in molte occasioni, lui e Medvedev discuteranno insieme la candidatura del marzo 2012. Certo che sì. Il Presidente non è un fantoccio del primo ministro. Ma alla resa dei conti Putin ha l'ultima parola. Medvedev vuole avere un secondo mandato, ma se il suo mentore gli chiede di rinunciare - non importa quanto a malincuore - Medvedev si farà da parte. Per contro, se Putin vuole candidarsi per un nuovo, terzo mandato, lo farà anche se Medvedev si oppone alla sua decisione. Putin farà del suo meglio per salvaguardare il suo rapporto con l'uomo che ha fatto Presidente e cercherà anche di ricompensarlo con un ruolo di potere, ma la realtà della Russia di oggi è che nessuno può impedire a Putin di diventare Presidente, se questo è ciò che vuole, mentre un uomo può fermare la ricandidatura di Medvedev.

Mentre le élite del potere russo e i clan aziendali sono tenuti in sospeso, è lecito ritenere che Putin debba ancora decidersi e non mancherà di tenere tutti sul chi vive, forse per ancora alcuni mesi. La maggior parte di quelli che ora stanno al potere sono sicuri che ritornerà a fare il Presidente. Altri dicono che manterrà il tandem attualmente in vigore. Alcuni addirittura parlano di una competizione tra i due o di un terzo candidato a sorpresa. E gli elettori? Beh, sì, voteranno, ma come ha detto sarcasticamente un commentatore: «Al momento non so chi sia il candidato, ma conosco il nome dell'elettore che deciderà l'esito delle elezioni: Putin». Tuttavia, il marzo del 2012 potrebbe essere un importante punto di svolta per la Russia, soprattutto se Putin e Medvedev decidessero di mantenere le cose come sono ora, con il primo come premier e il secondo come Presidente.

In seguito a una modifica costituzionale, il prossimo Presidente della Russia resterà in carica per sei anni, non per quattro come in passato. Se Putin non dovesse candidarsi le élite del Paese lo prenderebbero come il segnale del suo futuro, progressivo ritiro a un ruolo di secondo piano, dando così via libera al suo protetto per governare senza il peso della sua ombra. Con sei anni davanti a sé Medvedev, che finora ha promesso molto ma fatto poco, potrebbe consolidare in modo significativo il suo potere e diventare il vero leader della Russia. Recentemente, c'è stato modo di intravedere la natura del rapporto Putin-Medvedev quando il primo ministro ha collaudato il prototipo della prima auto russa a basso impatto ambientale. In posa per i media ha guidato l'auto dalla sua dacia a quella di Medvedev - i due leader sono vicini di casa - e ha dato un passaggio al Presidente. Spettacolo abbastanza innocuo, si potrebbe pensare. Non l'hanno presa così però i consulenti d'immagine del Presidente. I quali hanno subito intimato a tutti i canali della tv di Stato di non mostrare riprese di Putin al volante mentre porta in giro il passeggero Medvedev. Chiaramente, secondo loro era un'immagine troppo simbolica. E così non si è vista al telegiornale della sera.

Immagino che lo staff del Presidente sarà molto meno suscettibile a proposito del tandem di leader russi se, quando finalmente arriverà l'annuncio, Medvedev sarà incoronato come prossimo Presidente del Paese.

*Corrispondente da Mosca del Sunday Times di Londra

Traduzione di Carla Reschia

mercoledì 9 febbraio 2011

Russia, Medvedev abolisce l'ora legale

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)
Il Presidente russo sostiene che il cambio dei ritmi biologici causi danni alla salute dei cittadini

Medvedev annuncia la rivoluzione degli orologi: dal prossimo autunno in Russia sarà abolita l'ora legale. Per la prima volta dal 1981, il Presidente decide di non alterare il naturale susseguirsi delle ore, al fine di tutelare la salute dei propri cittadini. Secondo le agenzie, infatti, il leader del Cremlino ha dichiarato che il cambio del ritmo biologico - causato dall'ora legale - è all'origine di stress e malattie.

Non è la prima volta che il Presidente russo interviene nella regolazione dell'ora. Già nel 2009 aveva abolito due degli undici fusi orari del paese, causando manifestazioni di protesta da parte degli abitanti locali.

In quest'ultima occasione, Medvedev si è avvalso del contributo della scienza, grazie ad una ricerca condotta dall'Accademia russa delle Scienze Mediche, che ha indagato i danni causati dall'ora legale. "Abbiamo preso l'abitudine di spostare le lancette dei nostri orologi in primavera e in autunno, e abbiamo sempre l'abitudine di lamentarci - ha dichiarato il Presidente ad alcuni giovani scienziati - e in effetti questo destabilizza il ritmo biologico dell'uomo". Non vengono risparmiati neppure gli animali, "che non capiscono i cambiamenti d'orari e perchè li si sveglia in un'ora diversa".

mercoledì 12 gennaio 2011

Russia, settimana lavorativa di 60 ore: Putin dice 'no'

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

La proposta era stata avanzata dalla Confindustria Russa per ovviare al problema della bassa produttività

Sessanta ore di lavoro la settimana e un preavviso in caso di licenziamento di un mese anziché due. Sono le due proposte avanzate dalla Confindustria Russa per far fronte al basso livello di produttività delle maestranze russe, uno dei problemi che affligge l'economia del Paese.

Tuttavia, per la gioia dei lavoratori, il primo Ministro Vladimir Putin ha rigettato la proposta dicendo, in occasione del settimo congresso della federazione dei sindacati indipendenti russi: "La settimana lavorativa in Russia resterà di 40 ore".

Il premier russo ha così bocciato la proposta della confindustria russa di portare la settimana a 60 ore per alzare il livello di produttività. L'idea di aumentare di 20 ore l'attuale settimana lavorativa era stata respinta un mese fa anche dal presidente, Dmitri Medvedev, che l'aveva definita "impossibile".
Sempre Confindustria aveva suggerito l'ipotesi di ridurre da due a un mese il periodo di preavviso in caso di licenziamento.